{"id":1035,"date":"2020-03-17T10:51:00","date_gmt":"2020-03-17T10:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=1035"},"modified":"2022-03-17T10:52:05","modified_gmt":"2022-03-17T10:52:05","slug":"introduzione-75-80","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=1035","title":{"rendered":"introduzione 75-80"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\">introduzione<\/h1>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lo sviluppo articolato della contrattazione. Il terrorismo e la strategia della tensione. La sconfitta dei 35 giorni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019inizio del 1976 assunse rilievo il rinnovo del Ccnl, che fu molto centrato sui diritti d\u2019informazione; infatti, il punto centrale della strategia della Flm era rappresentato dalla richiesta di diritti d\u2019informazione periodica sui programmi d\u2019investimento, sul decentramento produttivo e sulle politiche occupazionali delle imprese. Era la cosiddetta \u201cprima parte\u201d del Contratto con cui si proponeva di affrontare gli aspetti delle ristrutturazioni aziendali connessi con la crisi economica. La trattativa era iniziata alla fine del 1975 e l\u2019accordo fu raggiunto il 1\u00b0 maggio 1976 dopo 90 ore di sciopero. Oltre ai diritti d\u2019informazione, un altro punto qualificante fu l\u2019introduzione della mezz\u2019ora di refezione retribuita per i turnisti dal 1\u00b0 luglio 1978, che era un aspetto che riguardava in particolare la Fiat, essendo ormai da tempo applicata nelle altre aziende metalmeccaniche. L\u2019aumento dei minimi retributivi fu concordato nella misura di 25.000 lire uguali per tutti. A differenza delle altre fabbriche italiane, dove l\u2019accordo fu accolto con soddisfazione, le assemblee sindacali di conclusione sul rinnovo del Ccnl furono tutt\u2019altro che tranquille a Mirafiori: oggetto di contestazione erano proprio il ritardo temporale con cui sarebbe stata applicata la mezz\u2019ora di mensa retribuita.<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1977-manifestazione-2-.12.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"269\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1977-manifestazione-2-.12-300x269-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1036\"\/><figcaption>Roma, manifestazione del 2 dicembre 1977<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La ristrutturazione aziendale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo di ristrutturazione aziendale iniziato nel 1970 comporter\u00e0, a partire dal 1976, la suddivisione del gruppo in 11 societ\u00e0 (tra cui Fiat Auto) controllate da una holding centrale. Oltre a ci\u00f2 la Fiat praticher\u00e0 un\u2019attiva politica di decentramento produttivo per riconquistare nella piccola e media impresa margini di flessibilit\u00e0. Inoltre, nel corso degli anni settanta, accentuer\u00e0 lo spostamento delle produzioni all\u2019estero. Sempre nel 1976 una finanziaria del governo libico (Lafico) sottoscrisse una quota rilevante di capitale della Fiat apportando risorse di cui la Fiat aveva assolutamente bisogno; mentre Carlo De Benedetti ebbe la sua breve stagione (tre mesi) di amministratore delegato della Fiat e Umberto Agnelli veniva eletto nelle liste della Dc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La svolta dell\u2019EUR e la solidariet\u00e0 nazionale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo interconfederale del 26 gennaio 1977 aveva stabilito la sterilizzazione della contingenza dal calcolo dell\u2019indennit\u00e0 di liquidazione e la soppressione di sette festivit\u00e0 infrasettimanali: si trattava di una concessione sindacale che cre\u00f2 notevoli dibattiti e contenziosi interni alle organizzazioni sindacali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2 dicembre 1977 la Flm proclam\u00f2 lo sciopero generale con una manifestazione a Roma a cui parteciparono 200.000 lavoratori: gli obiettivi principali erano lo sblocco delle vertenze aziendali non ancora chiuse e il mutamento della politica economica e industriale del governo, ma non era estranei anche la protesta contro il terrorismo e le provocazioni della cosiddetta area di \u201cautonomia operaia\u201d. L\u2019iniziativa fu avversata dalla Federazione Cgil Cisl Uil e dal Pci, che la considerarono \u201cavventurista\u201d, dato il clima politico generale e il rischio di scontri e provocazioni, come quello che aveva coinvolto Luciano Lama all\u2019Universit\u00e0 di Roma. L\u2019iniziativa ebbe successo e diede un contributo determinante alla successiva crisi di governo e nel determinare nuovi equilibri politici, verso quella che fu definita la politica di \u201csolidariet\u00e0 nazionale\u201d con l\u2019ingresso del Pci nell\u2019area di governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non bisogna dimenticare che la Federazione Cgil Cisl Uil preparava la \u201csvolta dell\u2019Eur\u201d, come fu chiamata dalla sede della conferenza dove, il 14 febbraio 1978, fu annunciata la nuova strategia sindacale. La nuova proposta di politica economica poneva il problema centrale della riforma e del rinnovamento dello Stato, rispetto alla quale il sindacato si dichiarava disponibile a politiche di contenimento delle rivendicazioni salariali con una proposta di riforma dello stesso salario, la mobilit\u00e0 contrattata dei lavoratori da una fabbrica all\u2019altra, il contenimento dei consumi individuali per favorire i consumi pubblici e gli investimenti produttivi. In questa proposta vi erano delle evidenti connessioni con la politica della \u201causterit\u00e0\u201d propugnata dal Pci, ma i dissensi all\u2019interno della Flm nei confronti delle scelte politiche delle Confederazioni erano altrettanto evidenti; anche perch\u00e9 la proposta prefigurava chiaramente uno scambio politico centralizzato. In pratica l\u2019opposizione alla politica dell\u2019Eur arrivava da due fronti: da una parte la cosiddetta \u201csinistra\u201d sindacale che riteneva che questa politica comportava una compressione del conflitto sindacale; ma anche le parti pi\u00f9 moderate del sindacato, come una parte della Uil, che manifestavano un dissenso poich\u00e9 ritenevano che collocasse il sindacato in posizione sostanzialmente subordinata e di supporto alla politica del compromesso storico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il confronto sugli orari di lavoro e le nuove assunzioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso del \u201977 si \u00e8 sviluppata una vertenza di gruppo che, tra le altre cose, ha finalmente portato alla conquista della mezzora per i turnisti (accordo firmato nel luglio \u201977)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi mesi del 1977 il confronto sindacale \u00e8 concentrato sulla richiesta della Fiat di effettuare sei sabati di straordinario per circa 3.800 lavoratori della linea della 127 di Mirafiori. Le motivazioni aziendali sono legate alla necessit\u00e0 di rispondere alla domanda di mercato in un segmento in cui si manifesta una forte concorrenza; ma la risposta sindacale fu negativa, con la motivazione che un\u2019adeguata razionalizzazione del flusso produttivo avrebbe consentito un forte incremento di produzione e in ogni caso gli straordinari erano da considerare incompatibili con i problemi occupazionali conseguenti alla crisi economica e alle relative ristrutturazioni, pertanto fu avanzata alla Fiat la richiesta di nuove assunzioni. Il confronto si blocca: alla fine di ottobre la Fiat procede comandando i lavoratori il sabato e la Flm organizza i picchetti davanti alle porte. Nei fatti bast\u00f2 \u201cl\u2019effetto annuncio\u201d dei picchetti perch\u00e9 pochissimi lavoratori si presentassero ai cancelli di Mirafiori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1978 si riaprirono le assunzioni alla Fiat, dopo quattro anni di blocco del&nbsp;<em>turn over<\/em>, che continuarono nell\u2019anno successivo, anche per effetto della riduzione d\u2019orario per i turnisti nel 1978 (la mezz\u2019ora di refezione retribuita), fino ad arrivare ai primi mesi del 1980. Le nuove generazioni di lavoratori (oltre 10.000 assunzioni) si dimostrarono restie ad aderire al sindacato. La legge N\u00b0903 del 1977, legge di parit\u00e0, cambia le regole di funzionamento dello stesso mercato del lavoro e delle assunzioni per cui moltissimi dei nuovi ingressi in Fiat sono state giovani donne. Si apre nei fatti un nuovo capitolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il rinnovo contrattuale del 1979 e la fine della solidariet\u00e0 nazionale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La piattaforma rivendicativa per il rinnovo del Ccnl del 1979 fu decisa nell\u2019assemblea di Bari alla fine del 1978; ma le rivendicazioni presentate sono il frutto di un \u201cassemblaggio\u201d di impostazioni diverse: un segnale evidente di crisi della Flm. Il punto su cui vi erano molte riserve interne era quello della riduzione d\u2019orario, particolarmente sostenuta dalla Cisl; mentre la Cgil espresse delle forti contrariet\u00e0 a tale impostazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La battaglia contrattuale avvenne in un momento politico difficile, con la fine dell\u2019esperienza della \u201csolidariet\u00e0 nazionale\u201d e l\u2019uscita del Pci dall\u2019area di governo. A differenza degli altri rinnovi contrattuali la Fiat ebbe un ruolo negativo, di resistenza, in particolare sulla proposta della riduzione dell\u2019orario di lavoro, mentre le posizioni delle altre aziende metalmeccaniche erano molto pi\u00f9 articolate. Per questo il conflitto sindacale assunse un ruolo centrale negli stabilimenti del Gruppo Fiat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo fu firmato il 16 giugno 1979, con la mediazione del Ministro del Lavoro, dopo 100 ore di sciopero (ma alla Fiat furono almeno 120-140 ore con i blocchi ai cancelli) e l\u2019utilizzo dei blocchi stradali come forma di lotta, in questo modo si cre\u00f2 un problema di \u201cordine pubblico\u201d che forz\u00f2 la conclusione della vertenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo prevedeva alcune novit\u00e0 sul versante retributivo con l\u2019unificazione degli scatti d\u2019anzianit\u00e0 per operai e impiegati (5 scatti al 5% dei minimi contrattuali); inoltre l\u2019aumento di 47.000 lire era di nuovo differenziato per categoria: segno evidente di un mutamento della strategia sindacale sul salario, che prendeva atto delle difficolt\u00e0 riscontrate dal sindacato rispetto a una politica di aumenti uguali per tutti, che non considerava le differenze professionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rispetto ai due rinnovi precedenti la Fiat aveva avuto una posizione opposta all\u2019interno di Federmeccanica, assumendo un ruolo di resistenza alla conclusione contrattuale. Il rinnovo del Ccnl interveniva in una fase economica difficile: la Fiat presentava una situazione debitoria elevata e aveva gi\u00e0 mostrato nel periodo precedente maggior rigidit\u00e0 nella contrattazione, ponendo il problema di un recupero di produttivit\u00e0. La stessa conclusione contrattuale si rivel\u00f2 un pasticcio per quanto riguarda la riduzione dell\u2019orario di lavoro di 40 ore annue, con una formulazione che, con i mutati rapporti di forza dopo il 1980, diede il pretesto a Federmeccanica di evitarne l\u2019applicazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La recrudescenza del terrorismo e il licenziamento dei 61 lavoratori<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Mirafiori77.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1037\" width=\"356\" height=\"255\" srcset=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Mirafiori77.jpg 676w, https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Mirafiori77-300x215.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 356px) 100vw, 356px\" \/><figcaption>Incendio a Mirafiori a causa l\u2019attentato del 1977<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tutta la seconda met\u00e0 degli anni settanta si susseguirono attentati incendiari, ferimenti e omicidi di capi e dirigenti Fiat da parte delle Brigate Rosse e altri gruppi terroristici; inoltre vi furono delle infiltrazioni di questi gruppi tra i lavoratori e i delegati sindacali della Fiat. Il 1978 e il 1979 sono stati gli anni pi\u00f9 terribili per il numero di attentati con morti e feriti: in quel periodo avvenne un salto di qualit\u00e0 dei fenomeni eversivi con il diffondersi delle sigle terroristiche e degli atti di violenza e di intimidazione. Il terrorismo brigatista aveva ucciso almeno tre dirigenti e ferito un\u2019altra ventina di quadri aziendali, a cui si aggiungono gli attentati incendiari, come quello del 9-10 dicembre 1977 che distrusse un magazzino di Mirafiori. Nel periodo immediatamente successivo la Fiat decide di passare all\u2019offensiva e annuncia, l\u20198 ottobre 1979, il licenziamento di 61 lavoratori. Le motivazioni per il licenziamento furono molto vaghe, ma la Fiat nel comunicato stampa present\u00f2 l\u2019iniziativa con la motivazione che la fabbrica era diventata ingovernabile per le violenze e gli atti di terrorismo, stabilendo quindi una diretta connessione tra i licenziamenti e la lotta al terrorismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La vertenza del 1980 e i \u201c35 giorni\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli anni ottanta si aprono in una fase in cui le relazioni sindacali hanno gi\u00e0 assunto una brusca conversione in senso negativo. La stessa situazione del mercato dell\u2019auto denunciava un peggioramento generalizzato in tutto il mondo; ma la situazione si presentava ancora pi\u00f9 grave per la Fiat che scontava gravi errori di previsione e nell\u2019aver ritardato il rinnovo dei modelli, perdendo conseguentemente quote di mercato sul territorio nazionale; questo peggioramento di mercato si aggiunge a una situazione di squilibrio dei conti aziendali. La perdita di quote di mercato e l\u2019aggravamento dei conti aziendali in ultima istanza favorirono le posizioni aziendali pi\u00f9 oltranziste nei confronti del sindacato e rafforzarono l\u2019ipotesi di arrivare a uno scontro risolutivo che rovesciasse definitivamente le relazioni in azienda, in coerenza con quanto gi\u00e0 praticato negli ultimi mesi del 1979.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u201911 settembre la Fiat annuncia l\u2019avvio della procedura per il licenziamento di 14.469 lavoratori tra il Settore Auto e la Teksid. La Fiat fece l\u2019annuncio poco prima di presentarsi al tavolo del Ministero del lavoro dove le parti erano state convocate per una proposta di mediazione: in quella sede il sindacato, dopo una complessa discussione interna, accett\u00f2 di affrontare la possibilit\u00e0 di utilizzare la mobilit\u00e0 esterna purch\u00e9 da posto a posto di lavoro, senza quindi il rischio che i lavoratori si ritrovassero licenziati senza una prospettiva d\u2019impiego. In ragione di questa disponibilit\u00e0 il Ministro del lavoro, Franco Foschi, elaborer\u00e0 una proposta di mediazione che sar\u00e0 consegnata alle parti il 20 settembre. Il 27 settembre cade il Governo Cossiga e viene meno l\u2019interlocutore istituzionale della vertenza: l\u2019azienda coglie l\u2019occasione per sospendere i licenziamenti e mettere in Cassa integrazione 24.000 lavoratori per tre mesi dal 6 ottobre. La mossa dell\u2019azienda sar\u00e0 comunemente interpretata come un modo per sottrarsi all\u2019isolamento in cui era caduta dopo l\u2019annuncio dei licenziamenti. A fronte della revoca dei licenziamenti il sindacato decise di sospendere lo sciopero generale. Il 29 settembre la Fiat annuncia che \u00e8 disponibile a prendere in esame soluzioni alternative ai licenziamenti, ma il 30 settembre rende pubbliche le liste dei lavoratori posti in Cassa integrazione. Le \u201cliste di proscrizione\u201d, come vennero battezzate da parte sindacale per i criteri discriminatori con cui erano state compilate, furono esposte ai cancelli della Fiat mentre era in corso l\u2019assemblea dei delegati al Teatro Nuovo a Torino. La decisione unilaterale della Fiat viene interpretata dall\u2019assemblea dei delegati come uno schiaffo al sindacato, poich\u00e9 tutti comprendono che con questa scelta, vengono selezionati i lavoratori da escludere e la discussione pu\u00f2 avvenire solamente sui criteri scelti dall\u2019azienda. Nei fatti il tentativo evidente \u00e8 di dividere coloro che sono colpiti dal provvedimento da quelli che invece rimangono a lavorare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur respingendo l\u2019ipotesi, presentata dalla parte pi\u00f9 radicale dei delegati, di occupare la fabbrica, l\u2019as\u00adsemblea dei delegati decise il presidio dei cancelli e lo sciopero a oltranza. Come \u00e8 noto la decisione sulle forme di lotta \u00e8 una polemica che divise e continua a dividere i sindacalisti, tra chi ritiene che era impossibile qualsiasi alternativa alla scelta fatta, proprio per la tipologia di quadri sindacali della Fiat; mentre altri ritengono che sarebbe stato possibile e necessario una strada diversa nelle gestione delle forme di lotta con il ricorso all\u2019articolazione, soprattutto dopo l\u2019annuncio aziendale del ritiro dei licenziamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le trattative ripresero il 13 ottobre presso l\u2019Hotel Boston di Roma. Il giorno dopo un corteo di capi e lavoratori Fiat, con la partecipazione anche di altre persone, sfila per Torino in una manifestazione antisindacale: \u00e8 la cosiddetta \u201cmarcia dei quarantamila\u201d che \u00e8 oggettivamente un sostegno alle posizioni dell\u2019azienda. In realt\u00e0 la cifra dei partecipanti \u00e8 gonfiata dai mezzi d\u2019informazione, ma gli effetti sulla trattativa, che era quasi conclusa, sono consistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei fatti, l\u2019azienda irrigidisce le proprie posizioni contrattuali, inoltre \u00e8 arrivata l\u2019ingiunzione della Procura della Repubblica di Torino, su istanza della Fiat presentata il 2 ottobre, di consentire il libero accesso agli ingressi della fabbrica: l\u2019accordo venne raggiunto nella notte tra il 14 e il 15 ottobre al Ministero del lavoro, quindi fu richiesto di sottoporlo alla verifica delle assemblee dei lavoratori; ma prima delle assemblee, il giorno 15, fu convocata un\u2019assemblea di delegati al cinema Smeraldo a Torino, dove fu evidente l\u2019impossibilit\u00e0 di risolvere l\u2019insieme delle contraddizioni che si erano accumulate dall\u2019inizio della vertenza. Il mattino seguente si tennero le assemblee negli stabilimenti che, nonostante alcuni tentativi di aggressione nei confronti di alcuni dirigenti sindacali (in particolare quello a cui fu soggetto Pierre Carniti alla Meccanica di Mirafiori) approvarono l\u2019accordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>introduzione Lo sviluppo articolato della contrattazione. Il terrorismo e la strategia della tensione. 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