{"id":1250,"date":"2020-03-22T06:30:00","date_gmt":"2020-03-22T06:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=1250"},"modified":"2022-03-22T06:30:59","modified_gmt":"2022-03-22T06:30:59","slug":"introduzione-81-88","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=1250","title":{"rendered":"Introduzione 81-88"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La nuova maggioranza Craxi-Andreotti-Forlani. Mirafiori si ridimensiona. Fiat acquisisce Alfa Romeo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esito della vertenza dei 35 giorni chiudeva inevitabilmente una fase delle relazioni industriali in Fiat e nel paese. Contemporaneamente si afferm\u00f2 una nuova maggioranza governativa, il cosiddetto CAF (Craxi \u2013 Andreotti \u2013 Forlani), che bas\u00f2 buona parte del suo consenso sull\u2019espansione illimitata della spesa pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I mutati rapporti di forza, le trasformazioni organizzative e sociali della fabbrica, contribuirono a mettere nell\u2019ombra i lavoratori dell\u2019industria e i loro sindacati, mentre nuove ideologie teorizzavano la progressiva scomparsa della classe operaia, che del resto diminuiva quantitativamente. Per Torino iniziava un periodo tormentato, contrassegnato da processi di deindustrializzazione e, secondo molti commentatori, dalla decadenza economica e sociale della citt\u00e0, in cui i sindacati stentavano a ritrovare un rapporto con i lavoratori della Fiat. Dal punto di vista occupazionale Mirafiori pass\u00f2 dai 57.700 dipendenti del 1980 ai 36.00 del 1988.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Coordinamento dei Cassaintegrati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gran numero di militanti sindacali sospesi in Cassa integrazione aveva dato origine a un nuovo soggetto sindacale, il Coordinamento Lavoratori Fiat in Cassa Integrazione, che per tutto il periodo in cui dur\u00f2 la Cassa integrazione pose in essere un\u2019iniziativa continua di presenza e mobilitazione dei lavoratori sospesi. Questa struttura dimostr\u00f2 che riusciva a mobilitare migliaia di lavoratori in cassa integrazione nelle diverse manifestazioni e iniziative che organizz\u00f2 nella citt\u00e0 di Torino dal 1981 al 1986.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La restaurazione aziendale dopo il 1980 complet\u00f2 il cambiamento del sistema di relazioni sindacali in Fiat; il ripristino della disciplina aziendale fu accompagnato da licenziamenti di rappresaglia che contribuirono ad alimentare la paura di perdere il posto di lavoro. Inoltre \u00e8 necessario ricordare che ci furono circa 580 denunce nei confronti di militanti sindacali, in seguito alla vertenza dei 35 giorni, con accuse molto generiche, consistenti in un \u201catteggiamento obiettivamente minaccioso\u201d avuto davanti ai cancelli degli stabilimenti. Alla fine i processi si conclusero per effetto dell\u2019amnistia che intervenne successivamente, ma alcuni delegati sindacali furono licenziati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La crisi di mercato costrinse la Fiat a utilizzare anche la Cassa integrazione settimanale per ridurre la produzione. Del resto i processi di ristrutturazione comportarono, nella prima met\u00e0 degli anni ottanta, il drastico ridimensionamento occupazionale del settore auto, che pass\u00f2 da 139.000 a 75.000 dipendenti dal 1980 al 1986 (-64.000).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Innovazione tecnologica e automazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano tecnico organizzativo la Fiat avvi\u00f2 un processo di ammodernamento e recupero della produttivit\u00e0: l\u2019innovazione tecnologica e soprattutto l\u2019automazione divennero le linee guida dei processi di ristrutturazione. Prevaleva in Fiat una concezione negativa del fattore umano, considerato come una variabile imprevedibile e sostanzialmente inaffidabile, da ridurre progressivamente sul piano quantitativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In sintesi la strategia della Fiat prevedeva l\u2019automazione spinta sul piano produttivo; mentre sul piano sociale negava la necessit\u00e0 della contrattazione collettiva nei luoghi di lavoro e affermava il concetto di un rapporto individuale azienda \u2013 lavoratore: questa politica si basava su aspetti salariali con l\u2019estensione anche agli operai di produzione delle erogazioni unilaterali, le cosiddette&nbsp;<em>una-tantum<\/em>; mentre in precedenza era una politica che riguardava solamente gli impiegati e gli operai qualificati. A questo si aggiunsero delle iniziative pi\u00f9 sofisticate con l\u2019avvio, gi\u00e0 dal 1981, delle prime esperienze di \u201cgare di qualit\u00e0\u201d e di \u201ccircoli di qualit\u00e0\u201d, che coinvolsero progressivamente alcune migliaia di lavoratori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nuova razionalit\u00e0 tecnica fu pi\u00f9 evidente con l\u2019avvio del nuovo modello, la Uno, lanciata ufficialmente il 19 gennaio 1983 a Cape Canaveral, proprio per dare l\u2019immagine dell\u2019innovazione tecnologica che stava alla base della produzione della nuova vettura. Il lancio della nuova vettura coincise con il superamento del periodo di stagnazione economica, che era iniziato negli anni settanta, mentre si avviava una nuova fase di sviluppo, favorita dalla contrazione dei prezzi petroliferi e dalla ripresa internazionale. Il successo di questa vettura (rester\u00e0 in produzione fino al 1995) consent\u00ec alla Fiat di uscire dalla situazione di crisi economica, inaugurando un periodo che, dal 1984 al 1989, garantir\u00e0 all\u2019azienda dei risultati economici straordinari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il rinnovo del contratto e il lodo Scotti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici dur\u00f2 pi\u00f9 di un anno, dato che la piattaforma rivendicativa fu varata il 6 aprile 1982. Le trattative si bloccarono immediatamente per le pregiudiziali di Federmeccanica e Confindustria, mentre era gi\u00e0 stato aperto il contenzioso rispetto alla mancata applicazione delle riduzioni d\u2019orario stabilite nel precedente rinnovo contrattuale. Il 23 gennaio 1983 fu raggiunta una prima intesa tra Governo, Confindustria e Federazione Cgil Cisl Uil, con un lodo del Ministro del lavoro. L\u2019intesa prevedeva la diminuzione del 15% della contingenza e stabiliva alcuni vincoli e regole per il rinnovo dei Contratti nazionali di lavoro, oltre che dei vantaggi fiscali per i lavoratori. Tuttavia, per la rigidit\u00e0 di Federmeccanica, il rinnovo del Contratto fu raggiunto solamente il 1\u00b0 settembre 1983, dopo tre scioperi generali e 200 ore di sciopero, a cui i lavoratori Fiat avevano partecipato parzialmente. L\u2019accordo di rinnovo prevedeva una&nbsp;<em>una-tantum<\/em>&nbsp;a titolo di arretrato e 96.000 lire medie di aumento mensile dei minimi retributivi; questo aumento fu distribuito applicando i parametri categoriali 100 \u2013 200. Sul versante dell\u2019orario di lavoro furono concordati 5 giorni annui di riduzione d\u2019orario (ridotti della met\u00e0 per i turnisti), mentre venivano introdotte le cosiddette \u201cquote esenti\u201d di straordinario (quote di straordinario esenti da informazioni e da accordo preventivo con le R.S.A.); a tutto questo si aggiungeva per\u00f2 il blocco della contrattazione aziendale per 18 mesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La scala mobile e la fine dell\u2019unit\u00e0 sindacale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei motivi del prolungarsi della trattativa sui rinnovi contrattuali derivava dalla pregiudiziale della Confindustria sulla scala mobile e sulla necessit\u00e0 di ridurre il costo del lavoro. Nei fatti, subito dopo la firma del Contratto, ripart\u00ec l\u2019offensiva confindustriale e lo stesso sindacato confederale assunse posizioni diverse. Con il decreto di San Valentino (14 febbraio 1984), che bloccava alcuni punti di contingenza, terminava anche l\u2019esperienza del patto federativo confederale e dell\u2019unit\u00e0 sindacale della Flm; ciascuna organizzazione \u201critornava a casa\u201d riassumendo le proprie sigle originali. Si avviava nei fatti una nuova fase sindacale caratterizzata da una competizione tra i sindacati e dalla fine della rappresentanza sindacale basata sui Consigli di fabbrica, che era un organismo funzionale all\u2019unit\u00e0 sindacale. Per quanto riguard\u00f2 il decreto di San Valentino, la vicenda fu chiusa dall\u2019esito del referendum, promosso dal Pci, che si tenne il 10 giugno 1985 e che respinse l\u2019ipotesi di ripristinare i punti di contingenza bloccati. Il successivo accordo interconfederale del 18 dicembre 1985 stabil\u00ec la semestralizzazione e la differenziazione per categorie della contingenza, accompagnando le misure con interventi d\u2019attenuazione del carico fiscale per i lavoratori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A causa del confronto a livello confederale sul tema del costo del lavoro e della contingenza, la trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro del 1986 ebbe un naturale slittamento; tuttavia una volta raggiunto l\u2019accordo interconfederale sulla semestralizzazione della contingenza la discussione preparatoria della piattaforma si svilupp\u00f2 rapidamente: fu sottoposta a referendum il 12 giugno 1986, le trattative iniziarono a settembre e il 18 gennaio 1987 venne firmato l\u2019accordo, dopo 36 ore di sciopero, in cui vi fu una ripresa della partecipazione dei lavoratori Fiat, almeno nei primi scioperi. Il fatto nuovo furono i referendum di \u201candata\u201d e di \u201critorno\u201d che approvarono prima la piattaforma e successivamente l\u2019accordo di rinnovo, con una partecipazione superiore al 70% dei lavoratori Fiat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda i contenuti, l\u2019accordo stabil\u00ec una&nbsp;<em>una-tantum<\/em>, un aumento medio delle retribuzioni contrattuali di 110.000 lire, parametrate 100 \u2013 200; ulteriori 16 ore annue di riduzione d\u2019orario; nuovi diritti d\u2019informazione nei casi d\u2019introduzione di nuove tecnologie per le aziende maggiori e altri aspetti di carattere normativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019acquisizione dell\u2019Alfa Romeo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1987 l\u2019acquisizione dell\u2019Alfa Romeo da parte della Fiat avvenne per sbarrare la strada all\u2019offerta presentata dalla Ford, quindi per evitare la presenza di un pericoloso concorrente sul territorio nazionale. La competizione tra Fiat e Ford divise i sindacati e le sinistre sulla valutazione di quale fosse la scelta migliore: alla fine vinse la Fiat, ma ancora oggi permangono dubbi sulla bont\u00e0 e sulla trasparenza economica di questa acquisizione. In ogni modo, dal 1\u00b0 gennaio 1987 l\u2019Alfa Romeo pass\u00f2 sotto il controllo della Fiat che costitu\u00ec la societ\u00e0 Alfa Lancia, accorpando all\u2019Alfa gli stabilimenti Lancia, con un organico complessivo di circa 46.000 addetti, di cui 36.000 circa ex Alfa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La vertenza del 1988 e l\u2019accordo separato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio del 1988 avvengono due fatti rilevanti: il 19 gennaio la Fiat dichiara decaduti i membri di Commissione Interna ancora esistenti; inoltre, dopo molti anni si procede a una consistente rielezione dei delegati sindacali. In particolare, nel settore Auto, la Fiom raccoglie la maggioranza relativa dei voti dei lavoratori, a fronte una partecipazione al voto che si colloca oltre il 90%. In queste elezioni veniva applicato un nuovo regolamento che prevedeva collegi elettorali fondati su grandi aree di lavoratori, con il recupero quindi di una certa proporzionalit\u00e0 degli eletti rispetto al voto, anche se il nuovo regolamento prevedeva la nomina da parte dei sindacati di un terzo della nuova rappresentanza sindacale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rielezione dei rappresentanti sindacali era propedeutica alla presentazione della vertenza di Gruppo che ebbe un andamento molto controverso e si concluse con un accordo separato, non firmato dalla Fiom.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine del 1988 il \u201cdivorzio\u201d dell\u2019amministratore delegato di Fiat Auto, Vittorio Ghidella, dall\u2019azienda ebbe una risonanza internazionale, mettendo in luce uno scontro di potere interno tra Romiti e Ghidella, risolto con l\u2019allontanamento di quest\u2019ultimo. In realt\u00e0 oltre a uno scontro di potere vi erano differenti visioni della strategia su cui organizzare il Gruppo: Ghidella manifestava una forte propensione a concentrare le risorse finanziarie sul settore degli autoveicoli, tuttavia questa strategia \u201cautocentrica\u201d non era condivisa dallo stesso Agnelli, che preferiva una Fiat pi\u00f9 diversificata negli investimenti e nei settori di attivit\u00e0. Ci\u00f2 segn\u00f2 il destino di Vittorio Ghidella e \u201ccaddero in disgrazia\u201d tutti i&nbsp;<em>manager<\/em>&nbsp;che a suo tempo si erano schierati con Ghidella, con profonde conseguenze negative per quanto riguardava la capacit\u00e0 aziendale di rispettare i piani di rinnovo della gamma di prodotto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova maggioranza Craxi-Andreotti-Forlani. Mirafiori si ridimensiona. Fiat acquisisce Alfa Romeo L\u2019esito della vertenza dei 35 giorni chiudeva inevitabilmente una fase delle relazioni industriali in Fiat e nel paese. Contemporaneamente si afferm\u00f2 una nuova maggioranza governativa, il cosiddetto CAF (Craxi \u2013 Andreotti \u2013 Forlani), che bas\u00f2 buona parte del suo consenso sull\u2019espansione illimitata della spesa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1250","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1250"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1250\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1252,"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1250\/revisions\/1252"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}