{"id":1470,"date":"2020-03-27T05:48:00","date_gmt":"2020-03-27T05:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=1470"},"modified":"2022-03-27T05:53:03","modified_gmt":"2022-03-27T05:53:03","slug":"1989-2003","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=1470","title":{"rendered":"Introduzione 1989 &#8211; 2003"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Chiudono Chivasso e Desio. Aprono Melfi e Pratola Serra. L\u2019Eur&nbsp;e la concertazione. Fine della scala mobile. Scoppia tangentopoli. Prima vittoria elettorale di Berlusconi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1989 fu anche l\u2019anno in cui un\u2019iniziativa del Pci sui diritti dei lavoratori in Fiat mise in particolare difficolt\u00e0 la Direzione aziendale, per il risalto che ebbe sugli organi d\u2019informazione. La cosa era nata all\u2019Alfa di Arese alla fine del 1988 con accuse di discriminazioni nei confronti di militanti sindacali e del Pci e si svilupp\u00f2 successivamente in tutti gli stabilimenti Fiat, anche con strascichi giudiziari. L\u2019inchiesta del Pci provoc\u00f2 un\u2019indagine da parte del Ministero del Lavoro che invi\u00f2 i propri Ispettori nell\u2019azienda; inoltre l\u2019iniziativa gener\u00f2 un dibattito pubblico che coinvolse una parte della Chiesa e alcuni prestigiosi intellettuali come Norberto Bobbio. Dopo questa vicenda la Direzione Fiat fu molto pi\u00f9 accorta nelle politiche del personale e rimosse i casi pi\u00f9 evidenti di discriminazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La qualit\u00e0 totale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019autunno&nbsp;del 1989 si tenne il famoso seminario di Marentino, in cui Cesare Romiti annunci\u00f2 la svolta della \u201cqualit\u00e0 totale\u201d. Il seminario era riservato ai massimi dirigenti Fiat, ma poche settimane dopo le videocassette registrate degli interventi integrali di Romiti e del&nbsp;<em>top management<\/em>&nbsp;Fiat erano in circolazione, annunciando la \u201crivoluzione dall\u2019alto\u201d. In realt\u00e0 la svolta della \u201cqualit\u00e0 totale\u201d era anche implicitamente un\u2019ammissione del fallimento del precedente modello produttivo basato sulla \u201cfabbrica ad alta automazione\u201d, come ammise in seguito anche lo stesso Cesare Romiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le nuove modalit\u00e0 organizzative si basavano su un insieme molto complesso di progetti di cambiamento, tra questi il pi\u00f9 famoso era quello denominato \u201cFabbrica Integrata\u201d, che si proponeva di cambiare l\u2019organizzazione produttiva. Il modello di riferimento era quello dei produttori giapponesi, come il&nbsp;<em>just in time<\/em>, il miglioramento continuo del processo e del prodotto, in sostanza gli aspetti caratteristici della&nbsp;<em>lean production<\/em>,<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/sciopero-unitario.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Fiat Auto, per effetto dell\u2019apertura dei nuovi stabilimenti al Sud (Melfi e Pratola Serra) fu attuato una riduzione della capacit\u00e0 produttiva al Nord con la chiusura dello stabilimento di Desio, con l\u2019accordo 19 dicembre 1991, e quello della Lancia di Chivasso, con l\u2019accordo del 2 luglio 1992.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"223\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/sciopero-unitario-300x223-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1471\"\/><figcaption>sciopero unitario<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il rinnovo del contratto nazionale di lavoro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1990 si svilupp\u00f2 anche la vertenza per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro. La piattaforma fu varata il 12 marzo 1990, dopo un faticoso confronto tra Fim, Fiom e Uilm; le divisioni sindacali comportarono un\u2019incapacit\u00e0 a selezionare le rivendicazioni, perci\u00f2 la piattaforma dava la sensazione di essere una sommatoria delle proposte rivendicative di ciascun sindacato. La Federmeccanica oppose immediatamente un atteggiamento dilatorio, mentre si evidenziavano i segnali negativi nella congiuntura economica. La vertenza fu molto lunga: gli scioperi iniziarono nel mese di maggio; inoltre furono dichiarati tre scioperi generali della categoria, il 27 giugno, l\u20198 ottobre e il 9 novembre; quest\u2019ultimo fu anche lo sciopero generale dell\u2019industria con la manifestazione nazionale a Roma. L\u2019accordo fu sottoscritto il 14 dicembre 1990, con la mediazione del Ministro del lavoro, Carlo Donat Cattin, dopo 90 ore di sciopero. La conclusione contrattuale comport\u00f2 molti strascichi polemici tra i lavoratori, tra i quali era largamente diffuso un giudizio d\u2019insufficienza sui risultati conseguiti, almeno rispetto alle rivendicazioni iniziali. In sostanza furono conquistati un rafforzamento dei diritti d\u2019informazione, ulteriori 16 ore annue di riduzioni d\u2019orario e 217.000 di aumento medio mensile dei minimi retributivi con parametrazione 100 \u2013 250 e una \u201cuna-tantum\u201d di 840.000.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1989 la Fiat si presentava come un\u2019azienda vincente avendo anche conquistata la prima posizione nel mercato comunitario con la quota del 14,9%, contro il 14,8% della Volkswagen; contemporaneamente aveva accumulato risorse tali da consentire un\u2019attiva politica di acquisizioni societarie nei settori pi\u00f9 diversi. Lo sviluppo produttivo era stato accompagnato anche da un incremento occupazionale, non solo per effetto dell\u2019acquisizione dell\u2019Alfa, ma anche per la riapertura delle assunzioni, che erano iniziate con la fine della Cigs \u201ca zero ore\u201d e avevano coinvolto oltre 50.000 nuovi assunti (circa la met\u00e0 entrati in Fiat Auto); di questi circa il 55% erano contratti di formazione e lavoro, mentre il resto erano lavoratori gi\u00e0 operanti in altre aziende assunti con la formula del \u201cpassaggio diretto\u201d. Anche Mirafiori ebbe un incremento occupazionale arrivando a 37.800 dipendenti nel 1990. Le stesse preoccupazioni per la fine di un ciclo economico espansivo apparivano contenute, almeno nei confronti formali tra sindacati e Fiat; nessuno prevedeva che nel giro di pochi anni la situazione economica dell\u2019azienda si sarebbe drammaticamente rovesciata.<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/lastratura-2.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"200\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/lastratura-2-300x200-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1472\"\/><figcaption>Lastratura<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La crisi economica e il \u201cpatto di sindacato\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio&nbsp;degli anni novanta Fiat Auto, forse per la crisi che aveva interessato il suo&nbsp;<em>management<\/em>&nbsp;dopo l\u2019estromissione di Vittorio Ghidella, ritardava l\u2019avvio una politica di rinnovo del prodotto: ci\u00f2 comport\u00f2 una continua perdita di quote di mercato; infatti, se nel gennaio del 1988 era uscita la Tipo, il lancio di una nuova vettura, la Punto, fu possibile solamente&nbsp;nell\u2019agosto&nbsp;del 1993, dopo molti rimaneggiamenti di un progetto che era stato rinviato di anno in anno. A questo si deve aggiungere che gi\u00e0&nbsp;all\u2019inizio&nbsp;del 1990 si era modificata la congiuntura economica internazionale con l\u2019evidenziarsi di alcuni aspetti negativi che annunciavano la recessione, anche per effetto della \u201cguerra del golfo\u201d. Per la Fiat, per\u00f2, il peggioramento della situazione sar\u00e0 maggiore degli effetti derivanti dal rallentamento dell\u2019economia; infatti, il mercato dell\u2019auto continua a \u201ctirare\u201d in Italia e in Europa fino al 1992, mentre la caduta della Fiat inizia gi\u00e0 nel 1990. La riduzione produttiva in Fiat Auto fu realizzata inizialmente con il ricorso alla Cassa integrazione e la sospensione di migliaia di lavoratori per brevi periodi, gi\u00e0 dal 1990 (alla fine di agosto furono sospesi 35.000 lavoratori); mentre negli anni successivi assumer\u00e0 dimensioni ancora pi\u00f9 allarmanti: nel 1992 furono 50.000 i lavoratori che si alternavano in Cassa integrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La situazione debitoria della Fiat era ancora pi\u00f9 grave degli anni settanta, tanto che nel 1993 la Fiat dovette procedere a una forte ricapitalizzazione, sotto la regia della solita Mediobanca. Il riassetto finanziario fu accompagnato dalla vendita di alcune societ\u00e0 controllate dalla Ifil, per fare \u201ccassa\u201d; ma anche da alcune condizioni poste da Mediobanca, come la continuazione dei mandati di Giovanni Agnelli e Cesare Romiti per altri tre anni e la costituzione di una nuova struttura di controllo azionario, un \u201csindacato di blocco\u201d costituito dai principali azionisti (Ifi-Ifil con il 30% del pacchetto azionario, Mediobanca con il 3,1%, Deutsche Bank con il 2,4%, Assicurazioni Generali con il 2,4%, Alcatel con il 2,1%); ciascuno dei quali avrebbe avuto potere di veto sulle decisioni pi\u00f9 importanti: per la prima volta la famiglia Agnelli doveva condividere con altri il governo dell\u2019azienda. Tra l\u2019altro la continuazione dei mandati di Agnelli e Romiti signific\u00f2 anche l\u2019accantonamento della gi\u00e0 annunciata successione di Umberto Agnelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tangentopoli e l<\/strong><strong>a fine della prima repubblica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli anni novanta furono anche gli anni della fine della \u201cprima Repubblica\u201d e del sistema dei partiti che l\u2019aveva guidata. I tradizionali partiti di governo furono travolti da \u201ctangentopoli\u201d, che arriv\u00f2 a coinvolgere il vertice Fiat negli stessi anni in cui era pi\u00f9 profonda la crisi economica (1993 \u2013 1994). Nel settembre del 1992 la lira fu costretta a svalutare del 30% per effetto della speculazione internazionale; un\u2019ulteriore svalutazione si realizz\u00f2 nel 1995. Sono anni in cui leggi finanziarie eccezionali incidono profondamente nelle tasche dei contribuenti, ma sono anche gli anni in cui si realizza l\u2019accordo di Maastricht (1992), la piena liberalizzazione del mercato europeo (con il definitivo superamento delle quote di contingentamento delle auto giapponesi) e la convergenza nella moneta unica europea che dar\u00e0 stabilit\u00e0 all\u2019economia italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo molti mesi, in cui i dati della crisi e della cassa integrazione settimanale si aggravano, alla fine del 1993 la Fiat annunci\u00f2 un nuovo piano di ristrutturazione con un elevato numero di esuberi, che tra quelli transitori e quelli strutturali assommavano a circa 15.000 lavoratori, tra cui circa 3.800 tra gli impiegati e i quadri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1993 \u00e8 stato l\u2019anno peggiore per la Fiat, poich\u00e9 al pessimo andamento delle vendite si aggiunse il coinvolgimento dei dirigenti aziendali e dell\u2019amministratore delegato nelle inchieste connesse con \u201ctangentopoli\u201d, accomunando con le perdite economiche anche una caduta dell\u2019immagine pubblica. Dopo tre anni e molti colpi di scena il procedimento giudiziario terminer\u00e0 con la condanna degli imputati per falso in bilancio e finanziamento illegittimo ai partiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La cessazione della scala mobile e il Protocollo del 23 luglio 1993<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La grave crisi economica e produttiva dei primi anni novanta, che port\u00f2 il paese&nbsp;sull\u2019orlo&nbsp;della bancarotta, impose la necessit\u00e0 di nuove regole nel sistema di relazioni industriali. Due accordi interconfederali hanno rappresentato il punto di svolta: il primo fu quello del 31 luglio 1992 che decret\u00f2 la cessazione definitiva della scala mobile, dopo che il relativo accordo sindacale era stato denunciato dalla Confindustria. Il secondo fu il Protocollo del 23 luglio del 1993 sulla politica dei redditi, sottoscritto dalle Confederazioni sindacali, da quelle degli imprenditori e dal governo. Quest\u2019ultimo accordo rappresent\u00f2 un punto fermo e un\u2019ancora di salvezza per il paese rispetto alla grave crisi economica e politica della prima met\u00e0 degli anni novanta, inoltre stabil\u00ec i cardini della politica di concertazione sociale e defin\u00ec un ruolo forte per il sindacato confederale, con un sistema di relazioni industriali basato su due livelli di contrattazione. Tutto ci\u00f2 contribu\u00ec in modo decisivo a creare le condizioni per consentire&nbsp;all\u2019Italia&nbsp;di essere accettata nel sistema della moneta unica nel 1998, assieme al primo gruppo di paesi dell\u2019Unione Europea. A completamento del Protocollo fu sottoscritto un accordo interconfederale, il 20 dicembre 1993, che regolament\u00f2 le elezioni della rappresentanza sindacale in azienda, denominata Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) con specifiche competenze contrattuali. Anche a Mirafiori iniziarono a tenersi con regolarit\u00e0 triennale le elezioni delle Rsu.<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1994-FIAT-Altri-montaggi-motori-innovati1.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"198\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1994-FIAT-Altri-montaggi-motori-innovati1-300x198-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1473\"\/><figcaption>1994 \u2013 FIAT \u2013 Montaggi motori innovati<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il successivo rinnovo contrattuale dei metalmeccanici del 5 luglio 1994 present\u00f2 la positiva novit\u00e0 di essere il primo rinnovato senza il ricorso al conflitto.&nbsp;Nell\u2019accordo&nbsp;furono recepite le norme del Protocollo del 23 luglio 1993, stabilendo i diritti di contrattazione a livello aziendale; tra le altre cose furono stabilite normative pi\u00f9 precise&nbsp;sull\u2019utilizzo&nbsp;delle riduzioni d\u2019orario e sul trattamento di malattia; inoltre fu concordato un nuovo sistema di previdenza integrativa finanziato mediante quote di Tfr; infine, in linea con le nuove regole del Protocollo, fu concordato un aumento medio mensile di 135.000 lire dei minimi retributivi, con parametrazione 100 \u2013 250.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Primo governo Berlusconi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle elezioni del 1994, le prime della seconda Repubblica, il centro destra ottiene la maggioranza e Berlusconi forma il suo primo governo. L\u2019abbandono della Lega, nel 1996, determiner\u00e0 la caduta del governo Berlusconi e le successive elezioni politiche anticipate vinte dal centro sinistra: si former\u00e0 il primo governo Prodi.&nbsp;All\u2019inizio&nbsp;del 1996 avviene il rinnovo del vertice aziendale: il 28 febbraio Giovanni Agnelli lascia formalmente la presidenza della Fiat e lascia il posto a Cesare Romiti; mentre Paolo&nbsp;Canterella&nbsp;assume il ruolo di amministratore delegato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo di rilancio della Fiat fu aiutato dal successivo provvedimento legislativo del governo Prodi in favore della cosiddetta \u201crottamazione\u201d delle autovetture nel 1997. Si trattava di un provvedimento gi\u00e0 adottato da altri paesi europei che consisteva&nbsp;nell\u2019assegnare&nbsp;una cospicua incentivazione fiscale a coloro che decidevano di rottamare la propria vettura, con almeno 10 anni di anzianit\u00e0, e acquistarne una nuova. In favore del provvedimento si spesero anche i sindacati per gli effetti positivi che implicava in termini di stabilizzazione occupazionale; ma anche per favorire la conclusione della vertenza per il rinnovo del biennio economico del Contratto nazionale di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa vertenza era iniziata nella primavera del 1996 e aveva come questione centrale il recupero dell\u2019incremento dei prezzi nel biennio precedente, che aveva generato tassi d\u2019inflazione notevolmente superiori a quelli programmati, su cui si erano concordati gli aumenti dei minimi contrattuali del 1994. Il confronto con Federmeccanica fu molto duro, poich\u00e9 quest\u2019ultima negava il diritto al recupero salariale; alla fine dopo 45 ore di sciopero fu raggiunto un accordo, con la mediazione del Ministero del lavoro il 4 febbraio 1997, per un aumento medio di 200.000 lire mensili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La strategia delle esternalizzazioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1997 l\u2019occupazione a Mirafiori \u00e8 scesa a 26.000 dipendenti, nel frattempo l\u2019azienda ha avviato dei processi di esternalizzazione di una serie di attivit\u00e0 con relativi trasferimenti ad altre aziende dei rapporti di lavoro, riducendo ulteriormente i dipendenti Fiat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A met\u00e0 del 1998 \u00e8 stato completato il rinnovo dei vertici aziendali con il passaggio della carica di Presidente da Cesare Romiti a Paolo Fresco. Quasi contemporaneamente la Fiat annunci\u00f2 che il patto di sindacato, che aveva governato l\u2019azienda dal 1993 e giungeva a scadenza nel giugno del 1999, non sarebbe stato rinnovato, rompendo la tradizionale alleanza che la legava a Mediobanca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Contratto nazionale di lavoro scadeva il 31 dicembre 1998, ma il rinnovo fu particolarmente difficile per la complessit\u00e0 degli argomenti posti nella piattaforma rivendicativa. L\u2019accordo fu raggiunto l\u20198 giugno 1999, dopo sette mesi di trattative e 36 ore di sciopero, con la mediazione del Ministero del lavoro. Oltre ad adeguare i minimi contrattuali ai tassi d\u2019inflazione, l\u2019accordo prevede alcune significative innovazioni sul versante dell\u2019orario di lavoro, affrontando il delicato tema delle flessibilit\u00e0 d\u2019orario e stabilendo nuovi strumenti per i lavoratori per poter gestire le riduzioni d\u2019orario e trasformare gli straordinari in riposi compensativi (conto ore e banca ore).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019alleanza con la General Motors<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La criticit\u00e0 della situazione Fiat Auto \u00e8 confermata dai risultati costantemente negativi nei bilanci degli anni successivi al 1997, che confermano la caduta di competitivit\u00e0. La svolta nella strategia della Fiat avviene in modo clamoroso: il 13 marzo del 2000, la Fiat annuncia l\u2019alleanza strategica con la General Motors, il pi\u00f9 grande produttore mondiale di autovetture. Tuttavia questa alleanza sembra arrivare troppo tardi rispetto ai processi che hanno messo in crisi l\u2019azienda che hanno radici molto lontane. La riduzione delle risorse a disposizione di Fiat Auto, combinata con problemi non risolti nel campo della qualit\u00e0 dell\u2019organizzazione produttiva e della partecipazione dei lavoratori, aveva generato una miscela esplosiva per la competitivit\u00e0 aziendale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"167\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/non-ci-stiamo-300x167-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1476\"\/><figcaption>non ci stiamo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella primavera del 2001 il centro destra vince le elezioni e si forma il nuovo governo Berlusconi.<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/non-ci-stiamo.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il contratto nazionale di lavoro \u201cseparato\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel rinnovo del biennio economico del luglio 2001, i tre maggiori sindacati del settore non trovano l\u2019unit\u00e0 sull\u2019accordo contrattuale. Per la prima volta dal 1962, la Fiom Cgil non sottoscriver\u00e0 l\u2019accordo: si apre una stagione di rinnovi contrattuali separati. L\u2019intesa raggiunta tra Federmeccanica, Fim e Uilm stabil\u00ec un aumento medio lordo di 130 mila lire e una&nbsp;<em>una-tantum<\/em>&nbsp;di 450mila lire a pagamento del periodo non coperto dal rinnovo contrattuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La crisi pi\u00f9 grave<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019annuncio di una nuova fase di ristrutturazione, deciso dal Consiglio di amministrazione della Fiat del 10 dicembre 2001, conferm\u00f2 la gravit\u00e0 della crisi aziendale, che aveva al proprio centro il settore auto: tra l\u2019altro, viene annunciata la cessazione della produzione di auto nello stabilimento di Rivalta. Gli interventi previsti sono una diretta conseguenza della presa d\u2019atto che gli obiettivi di rientro del debito per il 2001, sono stati completamente mancati, con un generale peggioramento della situazione aziendale, gi\u00e0 prima delle conseguenze economiche derivanti&nbsp;dall\u2019attentato&nbsp;terroristico dell\u201911 settembre 2001. In Borsa i titoli Fiat vengono completamente svalutati dalle agenzie di rating.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei primi mesi del 2002 (in concomitanza con il passaggio all\u2019euro) interviene un gruppo di banche in soccorso della Fiat, fornendo nuove risorse finanziarie per tre miliardi di euro, per un\u2019operazione di ricapitalizzazione. L\u2019accordo tra banche e Fiat, raggiunto il 28 maggio 2002, subordinava esplicitamente il rifinanziamento a un contenimento del debito netto, che doveva ridursi entro il 31 dicembre 2002 da 6,6 miliardi di debito a 3 miliardi di euro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La morte di Giovanni Agnelli, il 24 gennaio 2003, sembra segnare un spartiacque nella storia della Fiat, che risulta fortemente indebolita sul piano economico e costretta a un cospicuo piano di dismissioni, mentre il continuo ricambio delle posizioni di vertice dell\u2019azienda denunciano l\u2019incertezza delle strategie e delle prospettive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiudono Chivasso e Desio. Aprono Melfi e Pratola Serra. L\u2019Eur&nbsp;e la concertazione. Fine della scala mobile. Scoppia tangentopoli. 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