{"id":745,"date":"2020-03-16T13:27:00","date_gmt":"2020-03-16T13:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=745"},"modified":"2022-03-16T17:53:01","modified_gmt":"2022-03-16T17:53:01","slug":"introduzione-55-68","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?page_id=745","title":{"rendered":"introduzione 55 &#8211; 68"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Prima espansione della Mirafiori. La fine dei governi di unit\u00e0 nazionale. La repressione vallettiana. La rottura della Cisl<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1948 \u00e8 un anno di svolta per la Fiat che ritorna ad avere un significativo utile di bilancio dopo 5 anni di perdite e inizia un processo di sviluppo che durer\u00e0, con poche interruzioni, quasi vent\u2019anni; ma \u00e8 anche un anno di svolta nella situazione politica e sindacale: infatti, iniziano a incrinarsi i rapporti di collaborazione tra azienda e C.I.. Gi\u00e0 all\u2019inizio dell\u2019anno i rapporti tra la Direzione e le C.I. ebbero dei momenti di tensione per l\u2019interpretazione che la Fiat dava sul ruolo della C.I., in applicazione dell\u2019accordo interconfederale del 1947. In particolare la Fiat chiedeva di limitare i movimenti dei collettori delle tessere sindacali che costituivano l\u2019organizzazione portante del sindacato in fabbrica; infatti, i collettori, oltre a essere coloro che raccoglievano i contributi dei tesserati e rilasciavano i \u201cbollini\u201d da incollare sulle tessere, erano la rete di militanti che diffondevano le indicazioni e le parole d\u2019ordine sindacali; contemporaneamente raccoglievano e riportavano alla C.I. le opinioni diffuse e i problemi posti dai lavoratori, quindi la conoscenza dei fatti minuti della fabbrica.<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/lavoro-al-maglio.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"240\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/lavoro-al-maglio-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-847\"\/><figcaption>Lavoro al maglio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La fine dell\u2019unit\u00e0 nazionale e la rottura del sindacato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sconfitta elettorale del Fronte Popolare, formato da Pci e Psi, e la vittoria della Democrazia Cristiana del 18 aprile 1948 sanc\u00ec il mutamento politico nel paese, costituendo la base della successiva scissione sindacale. L\u2019attentato al segretario del Pci, Palmiro Togliatti, il 14 luglio 1948, ha come reazione l\u2019occupazione della Fiat per 46 ore da parte dei militanti di sinistra, con lo strascico della denuncia presentata da Edoardo Arrighi, rappresentante della corrente sindacale cristiana nella C.I., per sequestro di persona. I fatti connessi con l\u2019attentato a Togliatti fornirono anche l\u2019occasione per la rottura definitiva dell\u2019esperienza della Cgil unitaria e la costituzione di due nuove organizzazioni sindacali, che poi avrebbero assunto le denominazioni di Cisl e Uil. Il mutamento della situazione politica, dopo le elezioni del 18 aprile 1948, produce un diverso atteggiamento della Fiat, che inizia a presentare delle proprie proposte soprattutto sul tema del rafforzamento della \u201cdisciplina aziendale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 25 giugno 1948 fu anche firmato il primo Contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici della Repubblica. All\u2019accordo si giunse dopo una trattativa lunghissima durata un anno e mezzo con circa 200 sessioni di confronto; nonostante questo il Contratto non era completo in tutte le sue parti; infatti, erano previsti ulteriori momenti di confronto; in realt\u00e0 il completamento definitivo sarebbe stato realizzato solamente nel 1956.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La repressione vallettiana<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli anni cinquanta si aprono in un clima del tutto diverso rispetto all\u2019immediato dopoguerra. La Fiat intende riconquistare la piena sovranit\u00e0 nel governo della forza lavoro, ristabilendo la disciplina aziendale. Dal punto di vista pratico le prime restrizioni furono applicate dopo un misterioso episodio, il 5 agosto 1950, quando un\u2019esplosione fece saltare tre capannoni di Mirafiori. I capannoni erano in ristrutturazione, non contenevano impianti, ma morirono tre operai e 19 rimasero feriti. L\u2019episodio rimase misterioso: non fu mai fornita una spiegazione adeguata, mentre nelle parole dei quadri sindacali dell\u2019epoca, si intuisce il sospetto della provocazione organizzata; nei fatti, iniziarono a circolare voci che stabilivano una connessione tra l\u2019esplosione e le lotte sindacali in corso. La Fiat approfitt\u00f2 dell\u2019occasione per stabilire una serie di controlli sui movimenti dei lavoratori all\u2019interno degli stabilimenti, in particolare sui lavoratori che si recavano nella sede della C.I..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La polemica interna ai sindacati emerge nella campagna della Cgil contro il \u201csupersfruttamento\u201d, che avr\u00e0 al suo centro un convegno tenuto a Torino nell\u2019aprile del 1951. L\u2019obiettivo principale del convegno era di rispondere alla linea della Cisl che aveva proposto un modello di relazioni industriali basato sulla cogestione e sulla contrattazione economica aziendale legata agli incrementi di produttivit\u00e0 delle aziende, quindi come terreno di collaborazione produttivistica. La linea della Cisl puntava al superamento della contrattazione centralizzata e aveva il pregio di valorizzare l\u2019esperienza delle C.I. che avevano praticato la contrattazione dei cottimi e dei premi di produzione nelle aziende.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1952-vetturetta-1-1024x670.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-849\" width=\"442\" height=\"289\" srcset=\"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1952-vetturetta-1-1024x670.jpg 1024w, https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1952-vetturetta-1-300x196.jpg 300w, https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1952-vetturetta-1-768x502.jpg 768w, https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1952-vetturetta-1.jpg 1275w\" sizes=\"auto, (max-width: 442px) 100vw, 442px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso del 1952 un altro grave episodio: l\u2019ing. Erio Codec\u00e0, direttore Fiat, viene ucciso con alcuni colpi di pistola sotto casa. Il caso rimarr\u00e0 insoluto, ma la Fiat e la Questura sostengono la tesi del delitto politico cercando di imputare la responsabilit\u00e0 al Pci e alla Fiom, anche utilizzando una misteriosa scritta apparsa alla Fiat Grandi Motori: \u201cE uno!\u201d. Questo omicidio, di cui non fu mai individuato il colpevole, ma che difficilmente poteva essere ricondotto a motivi politici, venne sfruttato dalla Fiat per incrementare i licenziamenti di attivisti e militanti sindacali, ma anche di lavoratori con ridotte capacit\u00e0 lavorative (inidonei e inabili). Nel 1952 i licenziamenti \u201cpolitici\u201d saranno 35, l\u2019anno successivo 55; a ci\u00f2 si devono aggiungere le azioni sistematiche di discriminazione, trasferimento e declassamento professionale. Nello stesso periodo, alla fine del 1952, la Fiat creer\u00e0 i reparti confino dove vengono concentrati e isolati molti militanti della Fiom, del Pci e del Psi; tra questi l\u2019Officina Sussidiaria Ricambi (O.S.R.), ribattezzata \u201cOfficina Stella Rossa\u201d: sar\u00e0 chiusa nel 1957 con il licenziamento dei lavoratori in organico. Complessivamente dal 1948 al 1955 la Fiom ha contato, negli stabilimenti Fiat, 198 licenziamenti di membri di C.I. e attivisti sindacali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1953 fu l\u2019anno della battaglia sulla cosiddetta \u201clegge-truffa\u201d<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/1948-55\/introduzione\/#_ftn1\">[1]<\/a>&nbsp;contro la quale la Fiom dichiar\u00f2 da sola lo sciopero generale il 30 marzo: alla Fiat la partecipazione fu molto bassa, incoraggiando l\u2019azienda nella sua politica di repressione e di licenziamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La sconfitta della Fiom Cgil del 1955<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La politica dei licenziamenti e della discriminazione sindacale e le stesse divisioni sindacali avevano preparato la sconfitta alle elezioni di C.I. del marzo 1955, dove la Fiom perde la maggioranza assoluta mantenuta fino a quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle elezioni si era giunti in un clima di acuta divisione e competizione sindacale, con pesanti interventi aziendali nella campagna elettorale, che erano stati anche esplicitamente richiesti dal governo USA. Nei fatti la Fiom non era riuscita a presentare le liste dei candidati in alcune sezioni Fiat; tuttavia le dimensioni della sconfitta sono inattese e determinano uno sbandamento notevole tra le fila della Fiom. Nelle valutazioni della Cgil e della Fiom, per\u00f2, le cause della sconfitta non furono imputate solamente alle politiche antisindacali della Fiat, ma furono denunciati anche gli errori di strategia sindacale che avevano favorito la sconfitta stessa. L\u2019autocritica che la Cgil e la Fiom fecero sulla sconfitta del 1955 alla Fiat costituirono una base nuova su cui rinnovare profondamente la politica rivendicativa, superando le concezioni basate sulla rigida centralizzazione confederale e sulla marginalizzazione della contrattazione aziendale: la capacit\u00e0 di ricerca e di elaborazione sui cambiamenti intervenuti nell\u2019organizzazione produttiva evit\u00f2 la chiusura in una battaglia di pura resistenza, costituendo i presupposti per la ripresa sindacale degli anni successivi.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/1948-55\/introduzione\/#_ftnref\">[1]<\/a><em>&nbsp;Una legge proposta dalla Democrazia Cristiana e approvata il 10 gennaio 1953, che assegnava un premio di maggioranza alla coalizione che raggiungeva il 50% + 1 dei voti: com\u2019\u00e8 noto il risultato delle elezioni politiche del 7 giugno 1953 non consent\u00ec, per una stretta misura (57.000 voti) alla coalizione guidata dalla D.C. di percepire il \u201cpremio\u201d segnando la sconfitta della stessa legge.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima espansione della Mirafiori. 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