{"id":1062,"date":"2020-03-17T12:32:00","date_gmt":"2020-03-17T12:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1062"},"modified":"2022-03-17T12:33:41","modified_gmt":"2022-03-17T12:33:41","slug":"commento-allaccordo-del-7-luglio-1977","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1062","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 7 luglio 1977"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 19 gennaio 1977 il Coordinamento Fiat approvava la piattaforma rivendicativa per la vertenza aziendale: si trattava di una megavertenza che, a differenza del passato, riguardano quasi la totalit\u00e0 del Gruppo Fiat, quasi 200.000 lavoratori; restano escluse societ\u00e0 come la Magneti Marelli e la Comau, che procederanno con proprie vertenze. Pu\u00f2 sembrare paradossale che, mentre la Fiat decentrava la sua struttura in 11 settori, vi fosse un\u2019accentuazione delle caratteristiche di Gruppo della vertenza sindacale, ma questo rispondeva sia all\u2019esigenza della Fiat di mantenere un controllo centralizzato sul sistema di relazioni sindacali, sia all\u2019esigenza sindacale di ricavare maggiore forza e maggiore visibilit\u00e0 nazionale dall\u2019elevato numero di lavoratori e stabilimenti interessati, a cui si aggiungeva l\u2019esigenza ideologica di preservare l\u2019unit\u00e0 della classe. In realt\u00e0 qualche problema sindacale nel tenere assieme il Gruppo si manifest\u00f2, poich\u00e9 in queste occasioni Mirafiori, la fabbrica simbolo, occupava sempre la scena sindacale, diventando un punto di riferimento per l\u2019impostazione della vertenza. Ci\u00f2, ovviamente, era fonte di polemiche con i delegati sindacali degli altri stabilimenti, che alle volte esprimevano forme di contrattazione altrettanto avanzate rispetto a Mirafiori, ma non sempre altrettanto considerate nei momenti di sintesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le rivendicazioni erano molto articolate, complessivamente 130 richieste, e erano improntate ai temi degli investimenti, in particolare nel Mezzogiorno, e agli assetti produttivi e occupazionali degli stabilimenti con la ripresa delle assunzioni; altri aspetti erano quelli connessi con l\u2019applicazione della mezz\u2019ora di refezione retribuita per i turnisti, in riferimento a quanto stabilito nel Contratto nazionale di lavoro; inoltre un capitolo specifico riguardava le condizioni di lavoro, in particolare l\u2019ambiente di lavoro e la tutela della salute dei lavoratori, sui quali si rivendicava una serie di strumenti di controllo (indagini ambientali e visite mediche) e di monitoraggio nel tempo (registri e libretti dove &nbsp;riportare i dati), a partire da aree prioritarie di rischio concordate. Invece, sul piano retributivo la richiesta era considerata \u201cmoderata\u201d, aspetto che fu oggetto di accese polemiche interne alla Flm, probabilmente perch\u00e9 doveva fare i conti con la precedente conclusione del Ccnl e con l\u2019accordo sul punto unico di contingenza che and\u00f2 a regime nello stesso mese di febbraio del 1977.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto iniziato nel mese di febbraio arriv\u00f2 rapidamente alla dichiarazione di sciopero ai primi di marzo: la vertenza si prolung\u00f2 per quattro mesi e fu caratterizzata da momenti di tensione derivanti da fatti esterni alla vertenza vera e propria, come la vertenza interna dei carrellisti di Mirafiori e Rivalta e lo scontro alla Materferro, generato dalla richiesta aziendale di aumento della produzione, con la conseguente occupazione dello stabilimento dopo il licenziamento di quattro lavoratori. Nella fase finale della trattativa l\u2019amministratore delegato della Veicoli Industriali forz\u00f2 pesantemente un picchetto di operai davanti alle porte, con un atteggiamento che sembr\u00f2 provocatorio; ci\u00f2 caus\u00f2 la sospensione della trattativa con gravi rischi per la conclusione: alla fine la trattativa fu ripresa e si arriv\u00f2 alla sottoscrizione dell\u2019accordo. Complessivamente vennero \u201cspese\u201d dalle 80 alle 120 ore di sciopero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo fu concluso formalmente il 7 luglio 1977: il testo era corposo (59 cartelle) e affrontava la politica degli investimenti Fiat, in particolare al Sud, con i relativi effetti occupazionali, che si quantificheranno in 6.000 assunzioni; sul versante dell\u2019orario di lavoro si stabil\u00ec la sperimentazione del regime del 6 x 6 per tre turni giornalieri nello stabilimento di Valle Ufita e una forma di scaglionamento delle ferie per il Veicolo Industriale; inoltre furono stabilite una serie di miglioramenti ambientali, tecnologici e professionali, che recepivano e estendevano all\u2019insieme del Gruppo molti degli aspetti definiti negli accordi di stabilimento o di reparto; in particolare si definiva l\u2019applicazione di nuove tecnologie come il LAM (Lavorazione asincrona motori) nella meccanica di Mirafiori, che avevano lo scopo di superare la tipica organizzazione del lavoro sequenziato in linea e l\u2019automazione della lastratura con il&nbsp;<em>robogate<\/em>; fu definita una specifica metodologia d\u2019intervento, con la definizione concordata delle \u201caree prioritarie di rischio\u201d per migliorare le condizioni ambientali e di tutela della salute dei lavoratori; questo fu un punto in cui, contrariamente agli altri aspetti, furono definite delle procedure sufficientemente precise e complesse, segno evidente che si era in presenza di una elaborazione molto avanzata e con caratteristiche che presentavano aspetti che oggi definiremmo concertativi. Infine fu concordato un miglioramento della mensa aziendale e il superamento della forma di indicizzazione del prezzo, che era legato alla contingenza; sul versante retributivo un aumento del premio di produzione di 9.000 mensili lire (circa 53.000 lire al valore della lira nel 2001), con l\u2019assorbimento di 2.000 lire dagli eventuali superminimi aziendali; la quattordicesima erogazione fu portata a 300.000 lire con un incremento di 105.000 lire (circa 620.000 lire al valore della lira nel 2001). Un punto che nel corso della trattativa fu molto contrastato era quello relativo all\u2019applicazione della mezz\u2019ora di mensa retribuita prevista nel rinnovo contrattuale del 1976. Nel corso della trattativa emerse la richiesta aziendale di derogare l\u2019applicazione di questa norma con la motivazione che su questo punto vi era un affidamento verbale da parte della segreteria nazionale della Flm. Ci\u00f2 ebbe come conseguenza delle polemiche reciproche molto accese, ma alla fine fu precisato che sarebbero state rispettate le tempistiche previste dal Ccnl.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo era importante non solo per gli aspetti che sanciva, ma anche per le opportunit\u00e0 che apriva in termini di contrattazione di reparto, che affront\u00f2 successivamente l\u2019insieme delle questioni definite. In particolare si svilupparono dei confronti a livello di singole tecnologie per equilibrare le produzioni tra stabilimenti del Nord e del Sud, per evitare una pressione produttiva eccessiva su Torino e saturare gli stabilimenti meridionali; inoltre per migliorare le condizioni di lavoro, definendo le aree di rischio e gli interventi necessari per ridurre le nocivit\u00e0 presenti e costruendo percorsi di arricchimento professionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019insieme l\u2019accordo ebbe un giudizio positivo dall\u2019insieme dei lavoratori: per la prima volta non vi furono le solite contestazioni da parte di minoranze pi\u00f9 o meno agguerrite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 19 gennaio 1977 il Coordinamento Fiat approvava la piattaforma rivendicativa per la vertenza aziendale: si trattava di una megavertenza che, a differenza del passato, riguardano quasi la totalit\u00e0 del Gruppo Fiat, quasi 200.000 lavoratori; restano escluse societ\u00e0 come la Magneti Marelli e la Comau, che procederanno con proprie vertenze. 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