{"id":1074,"date":"2020-03-17T12:43:00","date_gmt":"2020-03-17T12:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1074"},"modified":"2022-03-17T12:44:58","modified_gmt":"2022-03-17T12:44:58","slug":"commento-allaccordo-del-18-ottobre-1980","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1074","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 18 ottobre 1980"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La vertenza dei 35 giorni<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei primi mesi del 1980 la situazione della Fiat si presentava controversa, mentre nei primi mesi erano continuate le assunzioni di lavoratori, giustificate con un mercato che era considerato ancora in crescita, improvvisamente l\u2019azienda denuncia una crisi estremamente grave, nella primavera del 1980. Non \u00e8 stata mai fornita una spiegazione plausibile di questo comporta\u00admento aziendale, di sostanziale normalit\u00e0 fino al mese di aprile, per cambiare improvvisamente dal mese di maggio. Su questo punto vi sono interpretazioni sindacali diverse tra chi ritiene che in realt\u00e0 la Fiat voleva far precipitare la situazione per usare l\u2019aggrava\u00admento della crisi contro il sindacato, in una sorta di \u201ctanto peggio, tanto meglio\u201d; chi invece pensa che la Fiat non avesse realmente compreso fino in fondo le nuove situazioni di mercato che si andavano a determi\u00adnare, accumulando errori su errori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso di alcuni incontri informali la Fiat aveva chiesto alla Flm di applicare un\u2019interpretazione diversa dell\u2019accordo del 5 agosto 1971, che consentisse di incrementare la produttivit\u00e0 del lavoro passando dalle saturazioni massime individuali alle saturazioni medie di squadra. Si trattava di reinterpretare una materia che, come \u00e8 stato gi\u00e0 detto, era definita molto sommariamente nel testo dell\u2019accordo, ma dai contorni pratici molto incerti perch\u00e9 la norma della saturazione individuale era applicata rigorosamente solamente alle Mec\u00adcaniche di Mirafiori, mentre si aveva la sensazione che negli altri stabilimenti fosse oggetto di minore at\u00adtenzione da parte dei delegati sindacali. In ogni modo il confronto non ebbe un seguito, anche perch\u00e9 da parte sindacale vi era l\u2019impressione che la Fiat fosse alla ricerca di modalit\u00e0 contrattuali che consentissero successivamente un governo unilaterale della forza lavoro, piuttosto che di concordare i modi e regole per incrementare la produttivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 necessario considerare che la Fiat nel frattempo aveva proceduto a una prima operazione di \u201cpulizia\u201d interna licenziando alcune migliaia di lavoratori per superamento del periodo di comporto; in genere si tratta\u00adva di lavoratori anziani con patologie gravi che avevano accumulato lunghi periodi di assenza per malattia. In quel periodo sono stati stimati complessivamente circa 2.000 licenziamenti con queste motivazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sensazione di un aggravarsi della situazione economica e di mercato della Fiat \u00e8 un aspetto presente nella Flm, anche se vi erano valutazioni dissimili sulla profondit\u00e0 della crisi; in ogni modo il sindacato ri\u00adven\u00addic\u00f2 al Governo e al Parlamento, nel febbraio del 1980, un \u201cpiano nazionale dell\u2019auto\u201d. Nell\u2019ipotesi sinda\u00adcale il piano avrebbe comportato sostanziosi contributi statali alla Fiat, soprattutto nel campo della ricerca e dell\u2019in\u00adnova\u00adzione del prodotto, in analogia a quanto era stato fatto in altri paesi europei. Ci\u00f2 sembr\u00f2 destare qualche interesse da parte della Fiat, che per\u00f2, per bocca dello stesso Giovanni Agnelli, restava dubbiosa sulla effettiva tempestivit\u00e0 del governo nell\u2019intervenire in relazione ai tempi della crisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, con il Coordinamento Fiat del 15 febbraio 1980, si era avviata la discussione preparatoria di una nuova vertenza nazionale del Gruppo Fiat, all\u2019interno della quale era collocata la proposta sindacale del \u201cpiano nazionale dell\u2019auto\u201d. L\u2019avvio della vertenza \u00e8 preceduto dalla rielezione generale dei delegati nel mese di marzo 1980: un modo per dare anche una risposta alle accuse di scarsa rappresentativit\u00e0 della Flm che erano seguite alla vicenda dei 61 licenziamenti. Alle elezioni parteciparono circa l\u201985% dei lavoratori Fiat dell\u2019area torinese, che elessero 1.345 delegati, di cui 707 di prima nomina e 77 non iscritti al sindacato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il confronto interno preparatorio della vertenza sar\u00e0 molto acceso su tutti gli aspetti delle scelte rivendicative; infatti, in relazione alle richieste aziendali di rivedere gli accordi del 1969 e 1971 sulla prestazione di lavoro, la Flm si proponeva di presentarsi al confronto chiedendo una innovazione dell\u2019organizza\u00adzione del la\u00advoro con l\u2019adozione dei gruppi integrati di produzione, ai quali si potevano applicare indici di satu\u00adrazione collet\u00adtiva. Vi erano com\u00adprese anche rivendicazioni economiche: la Segreteria nazionale della Flm proponeva di introdurre un premio particolare per gli operai di 3^ categoria, il cosiddetto \u201ccorrettivo\u201c, all\u2019interno di una riven\u00addicazione eco\u00adnomica parametrata sui livelli contrattuali. La proposta rappresentava la monetizzazione di una particolare condizione lavorativa, ma verr\u00e0 bocciata nelle discussioni preparatorie di elaborazione della piattaforma, perch\u00e9 rischiava di aprire evidenti tensioni con gli operai qualificati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni modo lo stesso incalzare della crisi e le scelte della Fiat finiranno per accantonare la piattaforma rivendicativa. L\u20198 maggio, nella stessa giornata in cui \u00e8 convocato il Coordinamento Fiat per varare la piattaforma, l\u2019azienda an\u00adnuncia il ricorso massiccio alla Cassa integrazione per sette giorni da distribuire tra maggio e giugno, per 78.000 lavoratori dell\u2019Auto. Da parte sindacale \u00e8 rimasta la convinzione che la concomitanza della comunicazione aziendale con la riunione del Coordinamento fosse un preciso segnale politico di sfida, mentre la Dire\u00adzione aziendale ha sempre negato la circostanza. Successivamente, in un\u2019intervista su \u201cLa Repubblica\u201d del 21 giugno, Umberto Agnelli indic\u00f2 esplicitamente la svalutazione della lira e la riduzione sostanziale degli or\u00adga\u00adnici attraverso i licenziamenti per risolvere i problemi connessi con una crisi di lunga durata e la necessit\u00e0 di riequilibrare i bilanci della Fiat. In un successivo incontro con la Flm, il 2 luglio, Umberto Agnelli proporr\u00e0 il ricorso alla Cassa inte\u00adgrazione speciale e alla \u201cmobilit\u00e0 esterna\u201d per migliaia di lavoratori, una norma che prevedeva la possibilit\u00e0 di riassun\u00adzione presso altre aziende dei lavoratori in Cigs ma, in assenza di tale possibilit\u00e0 preve\u00addeva in ogni caso il licenziamento del lavoratore dopo un certo periodo. La risposta sindacale \u00e8 negativa, con\u00adtemporaneamente la Flm chiede l\u2019intervento del governo. \u00c8 necessario aggiungere che nel sindacato permane\u00advano ancora valutazioni diverse sull\u2019atteggiamento della Fiat; infatti, una parte considerava ancora stru\u00admentale l\u2019atteggiamento della Fiat, finalizzato ad ottenere contropartite dal governo: finanziamenti pubblici e un ostacolo all\u2019accordo Alfa Romeo \u2013 Nissan. La trattativa continua per tutto il mese di luglio arrivando molto vicino all\u2019accordo alla fine del mese: alcuni protagonisti sindacali ritengono che quella sia stata un\u2019occasione mancata per evitare il drammatico scontro successivo. D\u2019altra parte alcuni dirigenti aziendali confermano che vi erano spazi per trovare un\u2019intesa su una ristrutturazione consensuale prima delle ferie e che solamente alla fine di luglio matura la convinzione aziendale sull\u2019impossibilit\u00e0 di un accordo sindacale e sulla necessit\u00e0 dello scontro frontale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da parte sua il governo Cossiga si mosse chiedendo alla Fiat di non procedere ai licenziamenti, ma non ottenne ri\u00adsposte positive e il 31 luglio Umberto Agnelli rassegn\u00f2 le dimissioni dalla carica di amministratore delegato del Gruppo. La mossa fu interpretata, anche alla luce di dichiarazioni successive dei protagonisti, come un defilarsi di un rappresentante della famiglia Agnelli da un\u2019operazione rischiosa e impopolare, che comportava evidenti problemi di immagine pubblica. I poteri furono affidati a Cesare Romiti, un&nbsp;<em>manager<\/em>&nbsp;che proveniva dalle aziende a Partecipazione Statale, assunto nel 1974 in Fiat, che governer\u00e0 l\u2019impresa fino al 1998.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mese di settembre, al rientro dalle ferie, si apr\u00ec immediatamente lo scontro con l\u2019azienda che ormai aveva deciso di andare fino in fondo. La strategia aziendale, secondo le interpretazioni sindacali, non riguar\u00addava solamente l\u2019esigenza di un riequilibrio economico, ma si proponeva anche di ri\u00adacquistare mano libera nel campo della gestione della forza lavoro e assestare un colpo mortale al sindacato. Come si seppe in seguito, la strategia aziendale venne decisa con una parte importante del capitalismo italiano, vale a dire quella Mediobanca di Cuccia che preparava il rilancio finanziario della Fiat, subordinandolo per\u00f2 al ridimensionamento del sindacato in azienda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la ripresa del lavoro post-feriale negli stabilimenti Fiat inizia anche il confronto tra la Flm e la Dire\u00adzione aziendale, che sar\u00e0 preceduto da un incontro tra Fiat e Governo in cui l\u2019azienda ribadir\u00e0 la sua intenzione a licenziare. Il primo incontro azienda \u2013 sindacato si tiene il 4 settembre a Roma, dove si stabil\u00ec di ritrovarsi a Torino per il 7 settembre. Negli stessi giorni alcune interviste di dirigenti Fiat sui giornali citano un esubero di 24.000 lavoratori. Negli incontri la Fiat insiste sul ricorso alla mobilit\u00e0 esterna, argomentando che la situa\u00adzione del mercato del lavoro torinese consentiva il riassorbimento dei lavoratori eccedenti; la Flm invece pro\u00adpone la Cassa integrazione a rotazione, il blocco del&nbsp;<em>turn&nbsp;over<\/em>, le dimissioni incentivate e corsi di riqualifica\u00adzione professionale. Ma la scelta aziendale non prevedeva mediazioni con il sindacato: nei fatti la trattativa si interrompe il 9 settembre e l\u201911 settembre la Fiat annuncia l\u2019avvio della procedura per il licenziamento di 14.469 lavoratori tra il Settore Auto e la Teksid. La Fiat fece l\u2019annuncio poco prima di presentarsi al tavolo del Ministero del lavoro dove le parti erano state convocate per una proposta di mediazione: in quella sede il sindacato, dopo una complessa discussione interna, accett\u00f2 di affrontare la possibilit\u00e0 di utilizzare la mobilit\u00e0 esterna purch\u00e9 da posto a posto di lavoro, senza quindi il rischio che i lavo\u00adratori si ritrovassero licenziati senza una prospettiva d\u2019impiego. In ragione di questa disponibilit\u00e0 il Ministro del lavoro, Franco Foschi, elaborer\u00e0 una proposta di mediazione che sar\u00e0 consegnata alle parti il 20 settembre. Nel frattempo la preoccupazione della Flm riguardava le forme di lotta e il rischio di uno sciopero a oltranza, che era considerato un elemento di debolezza a fronte uno scontro che si preannunciava di non breve durata. Per questo furono dichiarate iniziative di sciopero articolato per tutta la Fiat, ma in molte situazioni lo sciopero era stato prolungato oltre le ore dichiarate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La proposta di mediazione del Ministro del lavoro prevedeva, tra l\u2019altro, il ricorso immediato alla Cassa integrazione per 24.000 lavoratori che, dall\u2019inizio del 1981, sarebbe stata applicata a ro\u00adtazione. La proposta venne giudicata accettabile da parte del sindacato, sia pure con alcune riserve, mentre venne respinta dalla Fiat, che insisteva sulla sua posizione iniziale. \u00c8 necessario aggiungere che la proposta di mediazione del Ministro sarebbe stata senz\u2019altro accettata dalle segreterie nazionali della Flm e della Federa\u00adzione Cgil Cisl Uil, ma probabilmente avrebbe avuto notevoli problemi con la maggioranza dei militanti sinda\u00adcali della Fiat, che si erano espressi in senso contrario al contenuto della mediazione ministeriale, nell\u2019assemblea del 24 set\u00adtembre sulla pista di Mirafiori, con la partecipazione di migliaia di lavoratori e delle forze politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 25 settembre fu attuato lo sciopero generale della categoria dei metalmeccanici; mentre per il Piemonte e la Campania fu dichiarato lo sciopero generale di tutte le categorie, con manifestazioni a Torino e Napoli. Il giorno dopo, il Se\u00adgretario generale del Pci, Enrico Berlinguer, era a Torino a portare la solidariet\u00e0 e l\u2019appoggio del suo partito ai lavoratori in lotta, cosa che dar\u00e0 l\u2019avvio a un fiume di polemiche poich\u00e9 alcuni passi del discorso di Berlinguer verranno interpretati come un avallo all\u2019ipotesi sindacale di occupare la Fiat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei fatti all\u2019inizio della vertenza vi fu un ampio e crescente movimento di soli\u00addariet\u00e0 politica e pratica nei confronti della lotta dei lavoratori Fiat da parte dell\u2019insieme del movimento sinda\u00adcale, di associazioni e di forze politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 27 settembre cade il Governo Cossiga e viene meno l\u2019interlocutore istituzionale della vertenza: l\u2019azienda coglie l\u2019occasione per sospendere i licenziamenti e mettere in Cassa integrazione 24.000 lavoratori per tre mesi dal 6 ottobre. La mossa dell\u2019azienda sar\u00e0 comunemente interpretata come un modo per sottrarsi all\u2019isolamento in cui era caduta dopo l\u2019annuncio dei licenziamenti. A fronte della revoca dei licenziamenti il sindacato decise di sospendere lo sciopero generale di tutte le categorie a sostegno della vertenza Fiat, indetto per il 2 ottobre: ci\u00f2 gener\u00f2 delle polemiche nei confronti delle Confederazioni sindacali da una parte dei delegati sinda\u00adcali di Torino, che vedevano in questa decisione un segno di minor convinzione sindacale. Questa divaricazione di valutazioni avr\u00e0 una progressione costante per tutta la durata della vertenza e peser\u00e0 anche successivamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 29 settembre la Fiat annuncia che \u00e8 disponibile a prendere in esame soluzioni alternative ai licen\u00adzia\u00admenti, ma il 30 settembre rende pubbliche le liste dei lavoratori posti in Cassa integrazione. Le \u201cliste di pro\u00adscrizione\u201d, come vennero battezzate da parte sindacale per i criteri discriminatori con cui erano state compi\u00adlate, furono esposte ai cancelli della Fiat mentre era in corso l\u2019assemblea dei delegati al Teatro Nuovo a Torino. La decisione unilaterale della Fiat viene interpretata dall\u2019assemblea dei delegati come uno schiaffo al sinda\u00adcato, poich\u00e9 tutti comprendono che con questa scelta, vengono selezionati i lavoratori da escludere e la discussione pu\u00f2 avvenire solamente sui cri\u00adteri scelti dall\u2019azienda. Nei fatti il tentativo evidente \u00e8 di dividere coloro che sono colpiti dal provvedimento da quelli che invece rimangono a lavorare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur respingendo l\u2019ipotesi, presentata dalla parte pi\u00f9 radicale dei delegati, di occupare la fabbrica, l\u2019as\u00adsemblea dei delegati decise il presidio dei cancelli e lo sciopero a oltranza. Come \u00e8 noto la decisione sulle forme di lotta \u00e8 una polemica che divise e continua a dividere i sindacalisti, tra chi ritiene che era impossibile qualsiasi alternativa alla scelta fatta, proprio per la tipologia di quadri sindacali della Fiat; mentre altri riten\u00adgono che sarebbe stato possibile e necessario una strada diversa nelle gestione delle forme di lotta con il ricor\u00adso all\u2019articolazione, soprattutto dopo l\u2019annuncio aziendale del ritiro dei licenziamenti. Nei fatti molti dirigenti sindacali sostengono che fu proprio il ricorso allo sciopero a oltranza che determin\u00f2 le condizioni per il suc\u00adcessivo isolamento della lotta operaia e gener\u00f2 le reazioni negative come la cosiddetta \u201cmarcia dei quaranta\u00admila\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 3 ottobre le trattative ripresero in sede ministeriale, ma le posizioni erano immutate. Nel frattempo continuava lo sciopero a oltranza, sia pure con segnali preoccupanti, come lo sfondamento dei picchetti a Rivalta il 7 ottobre da parte di un gruppo di capi Fiat. Il 6 ottobre iniziava la sospensione dei 23.000 lavora\u00adtori: il sindacato decise che tutti sarebbero entrati in fabbrica avrebbero bollato la cartolina e si sarebbero re\u00adcati a presidiare i cancelli, cosa che avvenne puntualmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 10 ottobre fu attuato lo sciopero generale che ebbe una grande adesione, con manifestazioni in molte citt\u00e0 italiane e in particolare a Torino, dove la manifestazione si tenne a Mirafiori davanti alla porta 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le trattative ripresero il 13 ottobre presso l\u2019Hotel Boston di Roma. Il giorno dopo un corteo di capi e la\u00advoratori Fiat, con la partecipazione anche di altre persone, sfila per Torino in una manifestazione antisinda\u00adcale: \u00e8 la cosiddetta \u201cmarcia dei quaran\u00adtamila\u201d che \u00e8 oggettivamente un sostegno alle posizioni dell\u2019azienda. In realt\u00e0 la cifra dei partecipanti \u00e8 gonfiata dai mezzi d\u2019informazione, ma gli effetti sulla trattativa, che era quasi conclusa, sono consistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei fatti, l\u2019azienda irrigidisce le proprie posizioni contrattuali, inoltre \u00e8 arrivata l\u2019ingiunzione della Procura della Repubblica di Torino, su istanza della Fiat presentata il 2 ottobre, di consentire il libero accesso agli ingressi della fabbrica: l\u2019accordo venne raggiunto nella notte tra il 14 e il 15 ottobre al Ministero del lavoro, quindi fu richiesto di sottoporlo alla verifica delle assemblee dei lavoratori; ma prima delle assemblee, il giorno 15, fu convocata un\u2019assemblea di delegati al cinema Smeraldo a Torino, dove fu evidente l\u2019impossibilit\u00e0 di risolvere l\u2019insieme delle contraddizioni che si erano accumulate dall\u2019inizio della vertenza. Il mattino seguente si tennero le assemblee negli stabi\u00adlimenti che, nonostante alcuni tentativi di aggressione nei confronti di alcuni dirigenti sindacali (in partico\u00adlare quello a cui fu soggetto Pierre Carniti alla Meccanica di Mirafiori) approvarono l\u2019accordo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora oggi non vi \u00e8 un giudizio unanime sulla vicenda dell\u2019ottobre del 1980 e su quella conclusione della vertenza: vi sono accuse polemiche su una mancanza di democrazia nell\u2019approvazione dell\u2019accordo, che arrivano ad adombrare anche il \u201ctrucco\u201d nella conta dei voti nell\u2019assemblea della Meccanica di Mirafiori, ma la cosa viene decisamente contestata dai delegati sindacali che parteciparono all\u2019assemblea. La precipitosa conclusione della vertenza e la mancanza di un tempo adeguato per un confronto sull\u2019accordo finale, in altre pa\u00adro\u00adle il fatto di aver \u201cstrozzato\u201d la discussione, viene indicato da Pio Galli come uno dei principali ele\u00admenti negativi che ha determinato la \u201csindrome della sconfitta\u201d. Da parte sua Tom Dealessandri sostiene che \u201c<em>tra quello che si pensava alle porte, e quello che, in realt\u00e0, era stato possibile scrivere a Roma, il divario era enorme e lo sapevamo bene<\/em>\u201d. In generale i protagonisti politici e sindacali di quella vicenda espressero successivamente delle valutazioni molto diverse e contraddittorie sull\u2019andamento della vicenda stessa e sulle possibili cause dell\u2019esito finale. Spesso \u00e8 stata utilizzata polemicamente la categoria del \u201ctradimento\u201d da parte dei \u201cvertici\u201d sindacali per spiegare l\u2019esito finale della vertenza. Sono interpretazioni semplifica\u00adtorie che in pratica allontanano la ricerca di una spiegazione razionale dei reali limiti culturali e organizzativi del sindacato alla Fiat che, nei fatti, assolvono ciascuno dagli errori com\u00admessi (se la colpa \u00e8 di pochi \u201ctraditori\u201d tutti gli altri sono \u201csalvi\u201d). In ogni modo era evidente che all\u2019interno del movimento operaio vi erano opinioni diverse su come condurre la vertenza e le forme di lotta, ma, si deve ag\u00adgiungere, che questa \u00e8 stata una costante anche delle vertenze degli anni precedenti, fin dal 1969; per\u00f2, quando si \u201cvince\u201d, questi aspetti risultano meno evidenti; mentre la vertenza del 1980 fece precipitare tutte le debolezze e i limiti che il movi\u00admento operaio aveva accumulato nel corso del tempo. In altre parole anche per il 1980 vale la lezione di&nbsp;Di&nbsp;Vittorio del 1955: le sconfitte sono certamente causate dalla violenza dell\u2019avversario, ma hanno sempre delle radici nei propri limiti e contraddizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda questa ricerca due sono gli aspetti che si possono constatare: il primo \u00e8 che il testo dell\u2019accordo (firmato formalmente il 18 ottobre 1980), se viene considerato al di fuori della complessa vicenda che lo ha generato, rappresenta effettivamente un \u201ccompromesso onorevole\u201d, come lo hanno definito Pio Galli e Bruno Trentin. In effetti l\u2019accordo prevede gli strumenti sindacali classici di gestio\u00adne di una situazione di crisi aziendale con le necessarie tutele per i lavoratori coinvolti:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>ritiro dei licenziamenti,<\/li><li>dichiarazione di crisi aziendale,<\/li><li>utilizzo della cassa integrazione per 23.000 lavoratori di Fiat Auto e Teksid con la garanzia del rientro per una data definita (30 giugno 1983),<\/li><li>&nbsp;prepensionamenti volontari,<\/li><li>dimissioni incentivate,<\/li><li>corsi di riqualificazione professionale,<\/li><li>mobilit\u00e0 esterna da posto a posto di lavoro con criteri di equivalenza professionale,<\/li><li>verifiche trimestrali.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente \u00e8 necessario considerare che la rotazione veniva applicata a un numero limitato di lavora\u00adtori, quelli delle linee della 131 e 132, che richiese successivi accordi applicativi il 19 novembre e il 16 gen\u00adnaio; mentre la stragrande maggioranza era \u201ca zero ore\u201d per l\u2019intero periodo di Cigs. Le motivazioni professionali e organizzative assunte dalla Fiat, per non ricorrere alla rotazione, erano molto deboli, stante la bassa qualificazione professionale della maggioranza dei lavoratori inte\u00adressati, che erano sostanzialmente operai comuni. Vi era invece una motivazione di ordine politico legata ai criteri di scelta dei lavoratori interessati alla Cig, in parte sindacalizzati e in parte con ridotte capacit\u00e0 lavora\u00adtive dopo anni di lavoro alla Fiat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fondamentale fu invece il fatto che l\u2019accordo fu considerato dalla maggioranza dei lavoratori, anche quelli che lo approvarono, con rassegnazione, come una scelta senza alternative, o come una sconfitta, al di l\u00e0 dei suoi specifici contenuti; la stessa iniziativa della Fiat incentiv\u00f2 questi sentimenti per imporre una gestione uni\u00adlaterale della ristrutturazione aziendale. Quindi sarebbe stato il modo con cui fu vissuto l\u2019ac\u00adcordo, pi\u00f9 che il suo contenuto, a determinare la sensazione di \u201csconfitta\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vertenza dei 35 giorni Nei primi mesi del 1980 la situazione della Fiat si presentava controversa, mentre nei primi mesi erano continuate le assunzioni di lavoratori, giustificate con un mercato che era considerato ancora in crescita, improvvisamente l\u2019azienda denuncia una crisi estremamente grave, nella primavera del 1980. 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