{"id":1253,"date":"2020-03-22T06:49:00","date_gmt":"2020-03-22T06:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1253"},"modified":"2022-03-22T06:50:23","modified_gmt":"2022-03-22T06:50:23","slug":"commento-allaccordo-del-13-luglio-1981","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1253","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 13 luglio 1981"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gran numero di militanti sindacali sospesi in Cassa integrazione aveva dato origine a un nuovo soggetto sindacale, il Coordinamento Lavoratori Fiat in Cassa Integrazione, che per tutto il periodo in cui dur\u00f2 la Cassa integrazione pose in essere un\u2019iniziativa continua di presenza e mobilitazione dei lavoratori sospesi. Si&nbsp;trattava&nbsp;di una forma di autorganizzazione costituita da una struttura composta da 15-20 militanti a tempo pieno, che poteva contare su un\u2019area occasionale di altri 30-60 persone quotidianamente disponibili in caso di necessit\u00e0. Questa struttura dimostr\u00f2 che riusciva a mobilitare migliaia di lavoratori in cassa integrazione nelle diverse manifestazioni e iniziative che organizz\u00f2 nella citt\u00e0 di Torino dal 1981 al 1986.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto tra la Flm e il Coordinamento dei \u201ccassaintegrati\u201d si dimostr\u00f2 spesso conflittuale per oggettive differenze d\u2019impostazione: da una parte il sindacato che valutava realisticamente i rapporti contrattuali e&nbsp;comprendeva&nbsp;che la situazione di crisi non consentiva il rientro immediato dei sospesi, mentre aveva la necessit\u00e0 di \u201criagganciare\u201d i lavoratori&nbsp;all\u2019interno&nbsp;della fabbrica;&nbsp;dall\u2019altra&nbsp;il&nbsp;Coordinamento&nbsp;che, nel suo ruolo di rappresentanza, era \u201cistituzionalmente\u201d tenuto a difendere rigidamente le garanzie contenute negli accordi in termini di rientro al lavoro. \u00c8 necessario considerare che, con il prolungarsi della crisi successivamente&nbsp;all\u2019ottobre&nbsp;del 1980, la Fiat aveva chiuso successivamente il Lingotto e la Materferro, ceduto la Teksid Acciai alle Partecipazioni Statali,&nbsp;accollandosi&nbsp;per\u00f2 2.100 lavoratori eccedenti: complessivamente il numero dei lavoratori Fiat in Cassa integrazione era salito a oltre 30.000, mentre in provincia di Torino se ne contavano almeno 55.000. Tra i lavoratori in forza e la massa crescente dei cassaintegrati si registrava spesso una contrapposizione fondata su ragioni&nbsp;egoistiche&nbsp; spesso alimentata dalle aziende e dalla stampa, che preferiva speculare sugli aspetti deteriori del lavoro \u201cin nero\u201d dei cassaintegrati, piuttosto che sugli aspetti di sofferenza che determinava quella condizione di&nbsp;incertezza&nbsp;e di basso reddito. In definitiva le differenze tra il sindacato e il Coordinamento dei cassaintegrati erano determinate da motivi oggettivi, ma \u00e8 anche necessario considerare che&nbsp;all\u2019interno&nbsp;del sindacato torinese le vicende della vertenza Fiat avevano accentuato un processo involutivo, di \u201critorno a casa\u201d delle singole componenti&nbsp;sindacali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Successivamente al 1980 il primo accordo di verifica importante fu quello del 13 luglio 1981, dove fu concordata il ricorso alla mobilit\u00e0 esterna, che doveva riguardare 7.437 lavoratori. Nello stesso accordo fu definito anche un aumento della quattordicesima erogazione, che fu portata a 500.000 lire per il 1981 e 520.000 nel 1982 (tali cifre riguardavano i lavoratori fino alla 5^ categoria, mentre per le categorie superiori avevano un\u2019erogazione superiore). In tal modo il sindacato puntava a dare una risposta sia ai problemi della crisi aziendale e della collocazione dei cassaintegrati, sia ai lavoratori attivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo strumento della mobilit\u00e0 fall\u00ec&nbsp;completamente:&nbsp;solamente 29 lavoratori furono collocati, per l\u2019aggravarsi della situazione di crisi, ma anche per la propaganda negativa fatta dalla Fiat durante la vertenza dell\u2019ottobre 1980 nei confronti dei lavoratori sospesi, accusati sostanzialmente di essere degli \u201cassenteisti\u201d e \u201cscansafatiche\u201d; ci\u00f2 comport\u00f2 una sostanziale&nbsp;diffidenza&nbsp;da parte delle aziende private nei confronti dei cassaintegrati Fiat anche quando si resero disponibili alcune limitate possibilit\u00e0 occupazionali. La mobilit\u00e0 esterna ebbe un limitato successo solamente per quanto riguarda gli ingressi nella Pubblica Amministrazione, dove alla fine, con un\u2019apposita legge, furono impiegati circa 1.300 lavoratori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il gran numero di militanti sindacali sospesi in Cassa integrazione aveva dato origine a un nuovo soggetto sindacale, il Coordinamento Lavoratori Fiat in Cassa Integrazione, che per tutto il periodo in cui dur\u00f2 la Cassa integrazione pose in essere un\u2019iniziativa continua di presenza e mobilitazione dei lavoratori sospesi. 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