{"id":1486,"date":"2020-03-27T06:04:00","date_gmt":"2020-03-27T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1486"},"modified":"2022-03-27T06:06:00","modified_gmt":"2022-03-27T06:06:00","slug":"commento-allaccordo-del-10-maggio-1989","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=1486","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 10 maggio 1989"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1989 fu anche l\u2019anno in cui un\u2019iniziativa del Pci sui diritti dei lavoratori in Fiat mise in particolare difficolt\u00e0 la Direzione aziendale, per il risalto che ebbe sugli organi d\u2019informazione. La cosa era nata all\u2019Alfa di Arese alla fine del 1988 con accuse di discriminazioni nei confronti di militanti sindacali e del Pci e si svilupp\u00f2 successivamente in tutti gli&nbsp;stabilimenti&nbsp;Fiat, anche con strascichi giudiziari. Fim Fiom Uilm di Milano prepararono una sorta di \u201clibro bianco\u201d sulle discriminazioni all\u2019Alfa, che fu consegnato alle istituzioni; ma nelle altre province non vi furono analoghe iniziative unitarie. L\u2019inchiesta del Pci provoc\u00f2 un\u2019indagine da parte del Ministero del Lavoro che invi\u00f2 i propri Ispettori nell\u2019azienda; inoltre l\u2019iniziativa gener\u00f2 un dibattito pubblico che coinvolse una parte della Chiesa e alcuni prestigiosi intellettuali come Norberto Bobbio. La Fiat rispose che la campagna del Pci era una montatura strumentale, una \u201cvendetta politica\u201d e, pur non negando che nel complesso corpo aziendale si potevano generare singoli casi di&nbsp;discriminazione&nbsp; assicurava che comunque non rispondevano alle politiche aziendali. In realt\u00e0 la Fiat era stata sorpresa su un terreno molto delicato e si trov\u00f2 in imbarazzo a fronte gli aspetti d\u2019immagine che derivavano dalla vicenda. Del resto tutti coloro che conoscevano bene il sistema di relazioni aziendali e i comportamenti delle gerarchie aziendali dopo il 1980, sapevano che vi erano fatti che si collocavano al di fuori di quelle che sono le \u201ccorrette relazioni\u201d legalmente e contrattualmente previste tra capi e subordinati. Alcuni anni pi\u00f9 tardi, nel 1994, quando molti capi e quadri aziendali furono licenziati dalla Fiat, alcuni di questi confermarono che nel corso degli anni ottanta si era affermato una cultura gestionale impregnata di autoritarismo, che favoriva gli aspetti di prevaricazione a tutti i livelli dell\u2019organizzazione aziendale. Ovviamente provare legalmente questi aspetti presen\u00adtava alcune difficolt\u00e0, poich\u00e9 erano pochi quelli disponibili a farsi avanti individualmente. Per\u00f2, dopo questa vicen\u00adda la Direzione Fiat fu molto pi\u00f9 accorta nelle politiche del personale e rimosse i casi pi\u00f9 evidenti di di\u00adscriminazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019iniziativa del Pci poneva un qualche problema anche alle organizzazioni sindacali, per\u00adch\u00e9 la materia era di stretta pertinenza sindacale, anche se la divisione sindacale rendeva difficile un intervento efficace su una materia cos\u00ec delicata. Per questi motivi, nonostante le evidenti differenze di giudizio tra i sindacati, si convenne unitariamente che fosse neces\u00adsario dare anche uno sbocco contrattuale alla vicenda: fu richiesto alla Fiat una trattativa sul tema dei diritti sindacali. Dal punto di vista sindacale la questione fu posta in termini inno\u00advativi, cio\u00e8 come dare strumenti adeguati alle rappresentanze sindacali per innovare la contrattazione e le relazioni sindacali in azienda, completando un processo che sembrava iniziato nella seconda met\u00e0 degli anni ottanta. Il confronto avvenne in una fase in cui non era ne\u00adcessario \u201cscambiare\u201d delle contropartite, quindi le parti erano libere di affrontare i problemi senza l\u2019assillo della situazione contingente; tuttavia i risultati non furono all\u2019altezza delle aspettative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo, firmato il 10 maggio 1989 tra Fim Fiom Uilm nazionali e Fiat, fu salutato dai mezzi d\u2019informazione come l\u2019inizio di una nuova fase di relazioni industriali, invece si muoveva sostanzialmente in un\u2019ottica tradizionale. Nel campo dei rapporti sindacali stabiliva dei momenti di confronto periodici, a livello di gruppo e a livello di stabilimento per esaminare l\u2019andamento delle relazioni tra le parti. Nel campo delle strumentazioni sindacali riconfermava quanto previsto nelle intese precedenti, dall\u2019accordo del 5 agosto 1971 all\u2019ultimo accordo del 18 luglio 1988; inoltre l\u2019intesa prevedeva delle comunicazioni uniformi per tutti gli stabilimenti per quanto riguarda gli iscritti al sindacato e la gestione dei permessi sindacali, introducendo per questi ultimi una forma sperimentale di controllo sulle quantit\u00e0 del loro uso da parte delle singole organizzazioni sindacali. Sugli aspetti pi\u00f9 innovativi, come la possibilit\u00e0 di utilizzare mezzi audiovisivi durante le assemblee sindacali, venivano introdotte una serie di norme che in realt\u00e0 rappresentavano un ostacolo al loro utilizzo, come quella che prevedeva il preavviso di 6 giorni nell\u2019eventualit\u00e0 di utilizzo degli audiovisivi; un passo in avanti invece rappresentava l\u2019ipotesi di corsi di formazione per rappresentanti sindacali, che prevedeva l\u2019istituzione di una commissione congiunta per elaborare il progetto formativo: alla luce dell\u2019esperienza successiva questo sar\u00e0 l\u2019unico punto che produrr\u00e0 qualche risultato; gli altri punti, informazione su superminimi e dotazioni tecniche dei locali sindacali interni, erano la conferma o addirittura il peggioramento delle situazioni di fatto esistenti o previste negli accordi precedenti, come la norma che prevedeva il sostanziale divieto di utilizzare i computer nelle sedi sindacali interne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo non presentava una soluzione rispetto ai problemi di discriminazione, n\u00e9 delineava un nuovo modello di relazioni industriali. Complessivamente si pu\u00f2 considerare un accordo poco utile sul piano concreto, serv\u00ec unicamente a dare \u201cl\u2019immagine\u201d che le parti mantenevano dei rapporti; tra l\u2019altro sar\u00e0 disatteso successivamente in molti punti per le evidenti incongruit\u00e0 con lo sviluppo delle pratiche sindacali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 1989 fu anche l\u2019anno in cui un\u2019iniziativa del Pci sui diritti dei lavoratori in Fiat mise in particolare difficolt\u00e0 la Direzione aziendale, per il risalto che ebbe sugli organi d\u2019informazione. 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