{"id":392,"date":"2020-03-15T15:25:00","date_gmt":"2020-03-15T15:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=392"},"modified":"2022-03-15T15:27:07","modified_gmt":"2022-03-15T15:27:07","slug":"commento-allaccordo-del-30-aprile-1946","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=392","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 30 aprile 1946"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel marzo del 1946 con il rientro di Valletta venne formalizzata l\u2019istituzione del Consiglio di gestione aziendale con funzioni consultive. Nel mese successivo inizi\u00f2 un\u2019importante trattativa tra Fiat e C.I. su un sistema di salario incentivante, richiesto dalla C.I. per tutelare il salario dei lavoratori non difeso a sufficienza dalla scala mobile introdotta da poco con un accordo interconfederale. Il 30 aprile 1946 fu sottoscritto un accordo che introduceva un premio di squadra legato a un indice di produttivit\u00e0 calcolato sulla base di una formula che al numeratore poneva le quantit\u00e0 prodotte (pezzi prodotti moltiplicati i relativi tempi standard) e al denominatore le ore lavorate a incentivo [(ore di presenza) meno (ore a economia) meno (ore di inattivit\u00e0)]. Il risultato retributivo era \u201crallentato\u201d, in pratica non vi era corrispondenza tra la curva di produttivit\u00e0 e quella salariale, nel senso che il risultato salariale cresceva proporzionalmente di meno rispetto agli incrementi di produttivit\u00e0. Ci\u00f2 derivava da preoccupazioni sindacali legate alle negative esperienze del cottimo d\u2019anteguerra, ai conseguenti effetti negativi che potevano generare elevati premi di cottimo in termini di rottura delle solidariet\u00e0 tra lavoratori, proprio perch\u00e9 si temeva una rincorsa individuale agli incrementi di produttivit\u00e0 basata sui maggiori guadagni di cottimo. Come si vedr\u00e0 in seguito questo timore \u00e8 ricorrente negli orientamenti dei militanti sindacali della Fiat, solamente in parte giustificato dalle negative esperienze del passato; pi\u00f9 spesso la cautela ad affrontare compiutamente i problemi legati ai sistemi d\u2019incentivazione delle prestazioni lavorative e la moderazione salariale su questi aspetti ha comportato lo sviluppo di forti contraddizioni nel tempo. In ogni modo l\u2019obiettivo esplicito dell\u2019accordo era di raggiungere i livelli di produttivit\u00e0 dell\u2019immediato periodo prebellico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua essenza il premio era una specie di cottimo collettivo di squadra, che evitava il ritorno al tradizionale cottimo individuale, troppo inviso agli operai per la passata esperienza del sistema Bedaux; perci\u00f2 la soluzione individuata rappresentava un compromesso \u201cindolore\u201d per la maggioranza dei lavoratori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo fu sottoscritto in un clima di cooperazione tra le parti attraverso la costituzione preventiva di commissioni di lavoro dedicate che esaminarono preventivamente i diversi problemi. Si tradusse immediatamente in un aumento salariale per gli operai, anche con rendimenti non troppo elevati, quindi fu visto con favore dai lavoratori e salutato come una vittoria sindacale. Stabiliva nei fatti un modello di salario variabile, di connessione tra retribuzione e prestazione, che sarebbe stato replicato in molte altre aziende e rivisitato nella contrattazione dei successivi trent\u2019anni in Fiat. Il premio fu chiamato inizialmente \u201cpremio di produttivit\u00e0\u201d e in seguito fu rinominato \u201cpremio di produzione\u201d negli accordi degli anni cinquanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo riconfermava il sistema Bedaux come metodo per determinare i rendimenti, presentava per\u00f2 un difetto congenito perch\u00e9 non affrontava in termini adeguati il problema della determinazione dei tempi di lavoro assegnati ai lavoratori. Nella determinazione dell\u2019indice di produttivit\u00e0 i tempi di lavoro hanno una rilevanza importantissima, poich\u00e9 le quantit\u00e0 produttive si calcolano sulla base della sommatoria dei tempi assegnati per la loro effettuazione, o tempi standard; quindi, un eventuale taglio dei tempi aumenterebbe consistentemente la produttivit\u00e0, ma non comporterebbe proporzionali benefici salariali perch\u00e9 l\u2019indice di produttivit\u00e0 indicato nell\u2019accordo non ne rileverebbe la variazione. In realt\u00e0 si confermava un metodo sindacale molto attento ai problemi del salario e della garanzia delle tariffe di cottimo, ma meno capace di regolare con criteri oggettivi la prestazione richiesta; ci\u00f2 era anche una diretta conseguenza delle difficolt\u00e0 sindacali ad affrontare i problemi connessi con i sistemi di cottimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo prevedeva la possibilit\u00e0 dell\u2019operaio di contestare il tempo assegnato e anche la possibilit\u00e0 di ricorrere alla C.I., per\u00f2 dopo una complessa procedura che prevedeva prima la contestazione al capo squadra, poi all\u2019Ufficio Mano d\u2019Opera e infine alla C.I.; anche se, data la disorganizzazione produttiva del momento, la questione dei tempi di lavoro veniva probabilmente giudicata scarsamente rilevante. \u00c8 necessario aggiungere che l\u2019accordo fu sottoscritto in un periodo di grave crisi produttiva, per la carenza di materie prime e un insufficiente livello di ordinativi. Nella parte finale il testo dell\u2019accordo sembra indicare una sorta di riserva della Fiat nei confronti degli aumenti uguali per tutte le categorie, o meglio, uguali per tutti dentro le grandi aree in cui erano suddivisi i lavoratori: diretti, indiretti, indiretti non collegati alla produzione, donne e ragazzi. Questa riserva emerger\u00e0 con maggiore forza nelle trattative successive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel marzo del 1946 con il rientro di Valletta venne formalizzata l\u2019istituzione del Consiglio di gestione aziendale con funzioni consultive. 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