{"id":459,"date":"2020-03-15T17:24:00","date_gmt":"2020-03-15T17:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=459"},"modified":"2022-03-15T17:50:25","modified_gmt":"2022-03-15T17:50:25","slug":"commento-allaccordo-del-1-giugno-1949","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=459","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 1\u00b0 giugno 1949"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rottura definitiva del periodo della collaborazione avvenne con le vertenze della fine del 1948 e dell\u2019inizio del 1949. Nel 1948 iniziano anche i primi licenziamenti per rappresaglia ai conflitti sindacali, in particolare per i fatti successivi all\u2019attentato a Togliatti. I conflitti in questione sono quelli della \u201cnon collaborazione\u201d, attuata alla fine del 1948 e della \u201clotta dei tre mesi\u201d, dal febbraio all\u2019aprile del 1949.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u201cnon collaborazione\u201d nasce come risposta a dei licenziamenti di quadri sindacali di fabbrica di cui si chiede la revoca: \u00e8 un conflitto che dura circa un mese, durante il quale i lavoratori effettuano la produzione minima richiesta dalla curva di cottimo e richiedono istruzioni precise a fronte ogni inconveniente tecnico e si rifugiano dentro la stretta osservanza delle norme rifiutandosi di compiere i normali lavori estranei alle loro mansioni. La lotta, per le sue caratteristiche innovative, avr\u00e0 ampia risonanza anche all\u2019esterno: nei fatti \u00e8 una lotta collettiva, ma si basa su singoli comportamenti individuali nell\u2019ambito del lavoro, quindi \u00e8 fondamentale una forte solidariet\u00e0. Si deve anche considerare che nel 1949 la Fiom conta 37.520 iscritti su 41.882 operai del complesso Fiat, quindi ha un\u2019organizzazione diffusa e capillare che le consente di sfruttare rapporti di forza molto favorevoli. Per questo alla fine La Fiat accetter\u00e0 la mediazione proposta dalla Fiom e dalla Cgil torinesi che prevedeva la trasformazione dei licenziamenti in dimissioni, con l\u2019esclusione di un caso; contemporaneamente sar\u00e0 garantita l\u2019assunzione dei dimissionari in altre aziende.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u201clotta dei tre mesi\u201d nasce da una serie di rivendicazioni economiche, con agitazioni e scioperi scoppiati in alcune sezioni della Fiat, in particolare tra gli indiretti in relazione all\u2019ampliamento delle differenze del premio di produzione. L\u2019esigenza di unificare tali vertenze con un\u2019iniziativa complessiva indusse la maggioranza della C.I. a elaborare una proposta di premio di produzione generale collegato ai volumi produttivi di auto. Il presupposto era che i rilevanti investimenti avrebbero prodotto una forte crescita produttiva di autoveicoli e l\u2019assumere come indicatore la produttivit\u00e0 del settore auto avrebbe prodotto benefici anche agli altri settori che erano in crisi. L\u2019intuizione sulla forte crescita nella produzione di automobili si rivel\u00f2 esatta, ma al momento vi furono anche critiche, interne alla Cgil, sull\u2019effettiva validit\u00e0 di questa previsione, in rapporto a uno sviluppo produttivo che allora sembrava ancora incerto. Si deve anche considerare che la vertenza era stata elaborata e condotta direttamente dalla C.I. senza consultare il sindacato esterno, con un\u2019affermazione di autonomia che probabilmente aveva dato fastidio alle strutture sindacali esterne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u201clotta dei tre mesi\u201d fu realizzata con l\u2019introduzione dello sciopero \u201ca scacchiera\u201d, un\u2019ora al giorno articolata per reparti, che fu gestito in modo esemplare dalla C.I., senza dare all\u2019azienda l\u2019occasione per la \u201cmandata a casa\u201d dei lavoratori per mancanza materiali: nei fatti si determinarono forti perdite produttive valutate nell\u2019ordine del 30-35%. Nella fase finale fu dichiarato anche lo sciopero generale a sostegno della vertenza dei lavoratori Fiat. Questo fu probabilmente l\u2019ultimo conflitto sindacale di rilievo nazionale attuato alla Fiat in quel periodo storico. Il nucleo centrale di questa lotta furono gli operai \u201cdi mestiere\u201d, quelli inquadrati in prima categoria, che pur essendo una minoranza (a Mirafiori erano circa il 15%) esercitavano un\u2019influenza determinante sugli altri operai per le competenze professionali possedute. Lo scontro fu molto duro e governato solamente dalla Fiom, poich\u00e9 le altre confederazioni si dissociarono. La Fiat cerc\u00f2 di applicare il principio \u201cnon si tratta mentre si sciopera\u201d, che per\u00f2 era inapplicabile data l\u2019incisivit\u00e0 del conflitto; tuttavia fu effettivamente applicato negli anni cinquanta e rest\u00f2 in vigore fino al 1969; inoltre decurt\u00f2 il premio di produttivit\u00e0 ai lavoratori in sciopero, aprendo un contenzioso che si sarebbe protratto nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lotta si concluse con un compromesso il 1\u00b0 giugno 1949, che istituiva il \u201csuperpremio\u201d o \u201csuperincentivo\u201d, un premio di produzione di stabilimento, dove l\u2019indicatore era la quantit\u00e0 di produzione finale divisa le ore di presenza degli operai. La produzione finale era considerata in unit\u00e0 fisiche prodotte nella settimana: ci\u00f2 rendeva particolarmente sicuro l\u2019incremento salariale dei lavoratori al crescere della produzione. La produzione finale di riferimento non era solo quella dell\u2019auto, ma era riferita ad alcuni stabilimenti di produzione terminale che erano in fase di sviluppo (Mirafiori, Materferro, Spa e Aeronautica), mentre gli altri facevano riferimento alla media di produttivit\u00e0 ottenuta da questi stabilimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei punti di principio nella rivendicazione sindacale era relativo agli aumenti uguali per tutti, tra diretti e indiretti, su cui l\u2019azienda gi\u00e0 in passato aveva espresso contrariet\u00e0: alla fine l\u2019accordo stabil\u00ec che il premio fosse parametrato per categoria. In realt\u00e0 qualche discussione ci fu anche&nbsp;all\u2019interno&nbsp;del movimento operaio, se \u00e8 vero che Battista Santhi\u00e0 prese posizione contro il livellamento retributivo attuato attraverso l\u2019intervento del premio di produzione. In ogni modo il successivo accordo del&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.mirafiori-accordielotte.org\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/49.11.09.pdf\">9 novembre 1949<\/a>&nbsp;sanc\u00ec la progressiva differenziazione degli scatti del superincentivo al crescere della produzione e con quell\u2019accordo si concluse anche il contenzioso sul premio di produttivit\u00e0 non pagato ai lavoratori in sciopero nella \u201clotta dei tre mesi\u201d. Un altro aspetto normativo rilevante era il collegamento tra erogazione del premio e presenza dell\u2019operaio, con un evidente ruolo di disincentivo agli scioperi; fatto non sottovalutabile in un periodo in cui gli scioperi generali erano spesso dichiarati anche per motivi politici. Il \u201csuperpremio\u201d sar\u00e0 successivamente denominato \u201cpremio generale di stabilimento\u201d nella contrattazione degli anni cinquanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le polemiche non mancarono all\u2019interno del movimento operaio: da una parte con la componente minoritaria della C.I., quella della Libera Cgil guidata da Arrighi, che si era dissociata dalla lotta dei tre mesi e che tuttavia partecip\u00f2 attivamente alla conclusione della trattativa; dall\u2019altra con una parte della Fiom e della Cgil, che riteneva sbagliata una politica rivendicativa che legava il salario alla produttivit\u00e0 e che differenziava notevolmente il salario dei lavoratori Fiat da quello delle altre aziende, prefigurando in questo una rottura dell\u2019unit\u00e0 di classe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rottura definitiva del periodo della collaborazione avvenne con le vertenze della fine del 1948 e dell\u2019inizio del 1949. 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