{"id":593,"date":"2020-03-16T07:19:00","date_gmt":"2020-03-16T07:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=593"},"modified":"2022-03-16T07:20:23","modified_gmt":"2022-03-16T07:20:23","slug":"commento-allaccordo-del-22-maggio-1956","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=593","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 22 maggio 1956"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo del 22 maggio del 1956 introduce un\u2019importante innovazione con la riduzione dell\u2019orario di lavoro di 48 ore settimanali, a parit\u00e0 di salario: 46 ore per il turno normale, 44 ore per il 1\u00b0 e 2\u00b0 turno, 40 ore per il 3\u00b0 turno, con la corrispondente rivalutazione del compenso turno. La riduzione d\u2019orario fu giudicata favorevolmente anche dalla Fiom, poich\u00e9 rispondeva a delle rivendicazioni presentate in precedenza; contemporaneamente, per\u00f2, fu introdotto l\u2019istituto della \u201cbanca delle ore\u201d per il 1956, con un incremento dell\u2019orario di lavoro settimanale di 4 ore dall\u2019inizio di giugno fino a met\u00e0 settembre, compensato da una settimana di chiusura ulteriore degli stabilimenti nel mese di agosto, collegata alla chiusura feriale. Poco dopo fu sottoscritto l\u2019accordo che riduceva anche l\u2019orario di lavoro settimanale agli impiegati a 43 ore e 45 minuti, sempre a parit\u00e0 di retribuzione. L\u2019introduzione di flessibilit\u00e0 nell\u2019uso dell\u2019orario \u00e8 chiaramente una modalit\u00e0 per ridurre l\u2019incremento dei costi derivanti dalla riduzione dell\u2019orario settimanale, proposto dalla stessa C.I. in funzione di una prassi che, i quegli anni, vedeva un incremento degli orari di lavoro nel periodo estivo. Quindi uno scambio che la Fiat accetta di buon grado, nonostante denunci una rilevante crescita dei costi derivanti dalla riduzione d\u2019orario. In realt\u00e0 la discrezionalit\u00e0 Fiat sull\u2019utilizzo dell\u2019orario era assoluta, stante la divisione esistente nella C.I.; per questo l\u2019accordo sulla banca delle ore comport\u00f2 rapidamente un incremento dello stesso orario di lavoro, con i lavoratori costretti a variare la propria prestazione lavorativa sulla base delle esigenze produttive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni modo inizialmente l\u2019innovazione contrattuale sembr\u00f2 significativa e contribu\u00ec a consolidare la nuova maggioranza della C.I., che usc\u00ec ulteriormente rafforzata nelle elezioni di quell\u2019anno. La riduzione d\u2019orario era stata preceduta da un dibattito pubblico nato due anni prima quando La Stampa, il 21 maggio 1954, riport\u00f2 un articolo del senatore Alfredo Frassati, industriale e liberale, che teorizz\u00f2 la riduzione internazionale della settimana a 36 ore, a parit\u00e0 di salario, per risolvere i problemi della disoccupazione e rilanciare l\u2019economia. La proposta aveva sollevato echi e un dibattito che aveva coinvolto il sindacato e la sinistra, sollevando anche delle attese e delle rivendicazioni da parte delle C.I.; a questo avevano anche contribuito accordi di riduzione dell\u2019orario sottoscritti nelle industrie automobilistiche degli altri paesi europei. Nel settembre del 1955 la Fiom di Torino aveva avanzato la rivendicazione della riduzione d\u2019orario alla Fiat, alla Riv e all\u2019Olivetti. Subito dopo l\u2019accordo Fiat altre aziende seguirono l\u2019esempio, mentre l\u2019Olivetti aveva sottoscritto in precedenza un accordo unitario che era ancora pi\u00f9 favorevole ai lavoratori di quello Fiat, poich\u00e9 non prevedeva meccanismi come quello della banca delle ore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019accordo del 22 maggio del 1956 introduce un\u2019importante innovazione con la riduzione dell\u2019orario di lavoro di 48 ore settimanali, a parit\u00e0 di salario: 46 ore per il turno normale, 44 ore per il 1\u00b0 e 2\u00b0 turno, 40 ore per il 3\u00b0 turno, con la corrispondente rivalutazione del compenso turno. 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