{"id":838,"date":"2020-03-16T15:30:00","date_gmt":"2020-03-16T15:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=838"},"modified":"2022-03-16T15:32:46","modified_gmt":"2022-03-16T15:32:46","slug":"commento-allaccordo-del-26-giugno-1969","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sindacatogeneralediclasse.it\/?p=838","title":{"rendered":"Commento all\u2019accordo del 26 giugno 1969"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli scioperi spontanei si prolungavano spesso a oltranza con effetti che venivano moltiplicati dalla rigidit\u00e0 del processo produttivo, che si fermava completamente anche per l\u2019azione di un piccolo gruppo. Le difficolt\u00e0 delle organizzazioni sindacali a governare le vertenze non derivavano solamente dalla debolezza organizzativa, ma si evidenziava anche uno scontro di culture: da una parte la massa dei giovani operai con scarsa esperienza sindacale o con un\u2019esperienza fondata sulle lotte contadine del Sud, che individuavano obiettivi semplici, immediati e uguali per tutti; dall\u2019altra un quadro di militanti sindacali pi\u00f9 anziani che avevano maggiore consapevolezza delle complesse procedure contrattuali, delle differenze reali esistenti tra i lavoratori e della necessit\u00e0 di conquistare strumenti di controllo sull\u2019organizzazione del lavoro per consolidare i diritti e migliorare le condizioni di lavoro. In altre parole da una parte vi era il \u201ctutto e subito\u201d dall\u2019altra l\u2019obiettivo di costruire un \u201cpotere\u201d sindacale effettivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un primo accordo viene raggiunto il 28 maggio, concludendo le vertenze delle Officine ausiliarie, dei carrellisti e delle Grandi Presse con una perequazione delle paghe individuali che allineava i salari a parit\u00e0 di anzianit\u00e0 aziendale, passaggi di categoria, paghe di posto e la trasformazione del regime d\u2019orario per le Presse dalla rotazione su tre turni a quella con un turno notturno ogni cinque settimane. Questo primo accordo ha un effetto amplificatore delle vertenze, con un moltiplicarsi delle iniziative di sciopero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conclusione definitiva delle vertenze viene raccolta in un unico accordo, sottoscritto all\u2019Unione Industriale di Torino tra Fim Fiom Uilm Sida e Fiat, il 26 giugno 1969, che raccoglie l\u2019insieme delle intese progressivamente definite nelle settimane precedenti; per questi motivi l\u2019intesa fu ribattezzata \u201cl\u2019accordone\u201d. Un aspetto particolare \u00e8 quello concernente la data di sottoscrizione, che nella pubblicistica sindacale \u00e8 quella del 30 giugno 1969, mentre quando negli accordi successivi si cita la normativa contenuta nell\u2019intesa il riferimento \u00e8 sempre al 26 giugno 1969. Tale distinzione deriva probabilmente dal fatto che in quella fase i sindacati introdussero la pratica di \u201csiglare\u201d gli accordi al termine della trattativa, sottoponendoli al giudizio e all\u2019approvazione dei lavoratori e solo successivamente procedendo alla firma definitiva. Si trattava di un importante aspetto di democrazia sindacale, che in quella fase fu comunque molto contestato dalla Fiat, che polemizzava accusando le organizzazioni sindacali di essere scarsamente rappresentative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intesa sui profili professionali regola i passaggi di categoria e supera il \u201ccapolavoro\u201d come sistema di valutazione della professionalit\u00e0 per gli operai qualificati, introducendo anche un livello salariale differenziato all\u2019interno della 3a categoria (la cosiddetta 3a super) per una serie di mansioni che presentavano complessit\u00e0 maggiori, le paghe di posto per le lavorazioni pi\u00f9 nocive, i superminimi e le modifiche dell\u2019incentivo di rendimento, pause supplementari per alcune lavorazioni particolarmente pesanti; ma soprattutto la parte relativa alla regolamentazione delle linee di montaggio, in cui si definiscono aspetti molto importanti, tra cui un rapporto molto rigido tra organici presenti e produzione giornaliera, il non recupero delle fermate tecniche per imprevisti, la saturazione massima individuale (96%), un arricchimento delle informazioni contenute nel tabellone di linea, gi\u00e0 definito nell\u2019accordo del 1968, che consentiva un effettivo controllo della velocit\u00e0 della linea (cadenza media della linea, produzione per turno, organici necessari, rimpiazzi per pause, sostituiti assenti, tipologia allestimenti, ecc.), introducendo un complesso di norme che sono sostanzialmente in vigore ancora oggi. In particolare fu definito il diritto a una pausa individuale del 4% per \u201cfattore fisiologico\u201d, aggiuntiva ai 10 minuti di fermata collettiva della linea; inoltre si stabil\u00ec la possibilit\u00e0 di variare la cadenza massima della linea fino al limite del 118% della cadenza media; questo 18% di prestazione aggiuntiva derivava da un 5% di variazione per composizione della produzione (alcuni tipi di vettura richiedevano delle operazioni aggiuntive di montaggio), pi\u00f9 un 13% derivante dalla possibilit\u00e0 di variare la velocit\u00e0 della linea nell\u2019arco del turno per la cosiddetta \u201ccurva biofisiologica\u201d, cio\u00e8 regolare la velocit\u00e0 della linea su quelle che sono i normali parametri fisiologici dell\u2019attivit\u00e0 lavorativa (pi\u00f9 lenta all\u2019inizio del turno di lavoro, pi\u00f9 veloce nella parte centrale, di nuovo rallentata nella parte finale). \u00c8 necessario aggiungere che questa parte dell\u2019accordo non fu mai applicata in Fiat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto pi\u00f9 importante fu lo strumento sindacale individuato per controllare l\u2019applicazione della regolamentazione delle linee: il Comitato linea, che era composto da un membro di C.I. per ciascuna organizzazione sindacale pi\u00f9 una serie di esperti individuati tra i lavoratori, nella misura di uno ogni mille operai per ciascuna organizzazione sindacale. Gli esperti avevano diritto a permessi retribuiti per espletare i loro compiti di controllo nell\u2019applicazione dell\u2019accordo; l\u2019accordo prevedeva che fossero nominati dalle organizzazioni sindacali, tuttavia queste, con un\u2019abile iniziativa, approfittarono di questa occasione per indire le elezioni dei rappresentanti tra tutti i lavoratori, tra i quali sarebbero stati scelti i 56 esperti riconosciuti dall\u2019accordo: erano nati i delegati sindacali. Complessivamente saranno circa 200 i delegati eletti dai lavoratori in questa prima elezione. In un corso di formazione sindacale nel luglio del 1969 Sergio Garavini afferm\u00f2:&nbsp;\u201c<em>Dei 199 delegati eletti alle linee della Fiat, ce ne sono 70 iscritti ai sindacati, 28 iscritti alla Cgil, e noi consideriamo questo fatto un successo \u2026<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I delegati offrivano la possibilit\u00e0 di organizzarsi sindacalmente all\u2019interno della fabbrica, di controllare l\u2019organizzazione del lavoro sulle linee di montaggio, di costruire una nuova e diffusa leva di quadri sindacali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accordo fu immediatamente oggetto di una violentissima polemica da una parte dei gruppi extraparlamentari, cos\u00ec definiti poich\u00e9 molti studenti e intellettuali che facevano propaganda politica davanti alle fabbriche si erano costituiti in formazione politiche esterne ai tradizionali partiti politici presenti in Parlamento. L\u2019accordo era contestato da \u201csinistra\u201d, essendo considerato un tentativo sindacale di integrare la classe operaia nel sistema capitalista; in particolare fu attaccato il sistema dei delegati di linea, con la parola d\u2019ordine \u201c<em>siamo tutti delegati<\/em>\u201d, proponendo la ripresa del conflitto con l\u2019azienda. In realt\u00e0 l\u2019accordo pu\u00f2 essere considerato un successo delle organizzazioni sindacali, che hanno saputo ricondurre a risposte concrete il disagio sociale e la rabbia dei lavoratori, traducendo un conflitto spesso radicale e confuso in strumenti contrattuali di gestione, anche per merito delle conoscenze acquisite sull\u2019organizzazione della produzione. Si deve aggiungere per\u00f2 che non tutti i problemi erano superati, permanevano elementi di disagio sindacale rispetto a certe forme radicali di lotta operaia, che la debolezza organizzativa dei sindacati e la continua competizione con l\u2019insieme delle formazioni politiche extraparlamentari, non consentivano di superare immediatamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli scioperi spontanei si prolungavano spesso a oltranza con effetti che venivano moltiplicati dalla rigidit\u00e0 del processo produttivo, che si fermava completamente anche per l\u2019azione di un piccolo gruppo. 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