Nei giorni 22, 23 e 24 maggio si è svolta la Conferenza Organizzativa Nazionale, caratterizzata da una partecipazione ampia, viva e combattiva di Lavoratrici e Lavoratori provenienti da tutto il Paese, da ogni settore pubblico e privato. Sul palco, oltre alle nostre bandiere e striscioni, non mancavano le bandiere di Cuba, della Palestina e del Venezuela.
La discussione è stata serrata, concreta, radicata nei bisogni reali del mondo del lavoro e nelle relazioni presentate, che hanno offerto un quadro chiaro delle sfide e delle responsabilità che l’Organizzazione deve assumere. Tra i temi affrontati anche il quadro geopolitico, la guerra, il problema salariale e la precarietà del lavoro, la rappresentanza nei luoghi di lavoro, l’intelligenza artificiale, i servizi pubblici, la sicurezza e la salute dentro e fuori i luoghi di lavoro.
La Conferenza è collocata dentro una fase storica segnata da un’accelerazione dei conflitti globali, da una crisi profonda dell’ordine internazionale dominato per decenni dall’imperialismo statunitense e da un progressivo scivolamento verso quella che molti definiscono una “terza guerra mondiale a pezzi”. Questi processi non sono lontani: ricadono direttamente sulle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori, aggravando precarietà, salari, diritti, sicurezza e prospettive di vita. In questo scenario, la classe lavoratrice è investita da trasformazioni che impongono un ulteriore salto di qualità nell’organizzazione, nella rappresentanza e nelle rivendicazioni.
La discussione collettiva ha permesso di guardare l’Organizzazione dall’interno, con lucidità e profondità, registrando una maturazione evidente: maggiore consapevolezza politica, maggiore capacità di direzione e di protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori. È emersa con forza la necessità di un sindacato realmente conflittuale, basato sul centralismo democratico, capace di rompere con i modelli concertativi e con le gabbie normative che limitano la libertà sindacale e il diritto di sciopero. Uno sguardo interno – rigoroso, collettivo e privo di autoindulgenza – ci ha permesso di constatare che questa maturazione non è episodica né formale: oggi, in SGC, esistono le condizioni, politiche e organizzative, per una crescita reale e duratura dell’Organizzazione. Le basi sono state costruite, consolidate e riconosciute da tutte e tutti, e rappresentano il punto di partenza per un ulteriore salto di qualità e per il futuro dell’intero nostro sindacato.
La Conferenza assume come assi prioritari di intervento e mobilitazione:
- Salario: aumento generalizzato, recupero del potere d’acquisto, fine dei contratti al ribasso.
- Rappresentanza, non neutra, non formale, ma terreno di conflitto, campo di battaglia: NO al Testo Unico del 10 gennaio 2014, che esclude, limita e normalizza il conflitto.
- Sicurezza sul lavoro: tolleranza zero verso morti, infortuni e ricatti; potere ai lavoratori nei luoghi di lavoro.
- Diritto di sciopero: NO alla Legge 146/90, strumento repressivo contro la libertà sindacale e il diritto stesso dei lavoratori di sollevarsi.
- Ambiente e salute: chiusura delle fonti inquinanti, bonifiche reali, messa in sicurezza dei territori.
- Diritto alla casa e all’abitare: contro sfratti, speculazioni e precarietà abitativa.
- NO UE – NO NATO: contro le politiche di guerra, austerità e sfruttamento.
La Conferenza decide di aderire e promuovere tutte le iniziative per l’affermazione delle libertà sindacali e per una rappresentanza realmente democratica nei luoghi di lavoro, superando il T.U.R. del 10 gennaio 2014.
Decide di intraprendere un percorso di azione unitario con i sindacati che si ispirano ed agiscono realmente su un terreno di classe.
Decide inoltre di avviare il percorso per il Congresso Nazionale, da tenersi entro il 2027.
La capacità di analisi condivisa e l’entusiasmo dimostrato nella conferenza conferma e rafforza la linea e la necessità di proseguire nella costruzione del Sindacato Generale di Classe!
